Decisions, decisions…

All’indomani del passaggio di Kevin Durant ai Golden State Warriors proviamo ad analizzare le dinamiche dietro questa clamorosa svolta che altera gli equilibri della NBA

c66ee61b-31b7-4cdb-aef0-d820f7b7db13_800

Il 4 luglio è tradizione americana passare una giornata all’aria aperta, organizzare un barbecue con amici e/o famiglia e infine godersi i fuochi d’artificio. Quest’anno in particolare, oltre a würstel con dio-solo-sa-con-dentro-cosa e cieli blu, ad andare a fuoco sono state anche diverse maglie numero 35. Le colorazioni variano dall’azzurro, al blu e al bianco. Ovviamente sto parlando delle maglie di Kevin Durant bruciate da diversi tifosi di OKC apparse sui social media. Tifosi che con spirito olimpico hanno reagito con pieno animo a stelle e strisce: quando non ti piace più, uccidilo col fuoco. Ovviamente, solo perché alcuni loschi figuri hanno seguito la moda dei “tifosi” Cavs (difficile poi rimettere insieme i pezzi dalle ceneri, eh?) questo non dovrebbe essere il sentimento comune a tutti. Anche perché se domani brucio la mia maglia di Biyombo non provo necessariamente che il mondo odia il buon Bismarck. E no, chiaramente non ho la sua maglia, era solo un esempio. Nemmeno la madre di Biyombo la maglia di Biyombo. Tuttavia, il web è caldo e il termometro dice che i fan sono in ebollizione. Ladies and gentlemen, it’s time to overreact! Anzi no.

FullSizeRender (3)

Flashback a sei anni fa. LeBron James in camicia a scacchi appollaiato su una sedia da regista più in difficoltà dell’uomo seduto sopra di essa. Poi quella frase, “I’m taking my talents to South Beach.” Una delle frasi più sentite e risentite del decennio. Presa (quasi) pari pari dal suo idolo Kobe che nel 1996 nella “original” Decision annunciava al mondo che avrebbe saltato il college e portato i suoi talenti nella NBA. Molto è stato detto e scritto di quel giorno di luglio 2010, forse il singolo evento più importante nella storia recente del basket avvenuto di luglio. Ma da ieri questo 4 luglio si candida come un valido concorrente. LeBron in tempi non sospetti si è pentito, non certo della sua decisione – nella sua foto I’m coming home il gioiellone al dito aveva il logo Heat bello evidente – quanto della maniera in cui fu gestita dal suo staff e da lui stesso. Chiaro, un po’ come riunire la famiglia in soggiorno e annunciare di essere in procinto di scappare con una bella biondona. Non il massimo della classe. E a pochi importava che la serata avesse raccolto $6mln poi dati in beneficienza. LeBron era un traditore e quella stessa sera era cominciata una lunga e acrimoniosa damnatio memoriae per le strade del nord-est Ohio.

“Ha bisogno di andare nella squadra di Wade per vincere,” “La sua legacy è rovinata per sempre,” “È un traditore.” Queste furono le cose più gentili sentite su LeBron. Il resto è storia: la partenza 9-8, gli attriti con coach Spo, il no-show contro i Mavs, la striscia di vittorie consecutive e i due anelli. Fine del king with no ring. Il suo ritorno a Cleveland fu salutato dai più positivamente. Del resto, a chi non piace la storia del figliol prodigo che torna a casa? Non che la versione originale sia stata scritta in comic sans o contenesse insulti da parte del padre/padrone. Ma non perdiamoci in digressioni inutili. La promessa di LeBron si è infine realizzata e Cleveland non è più la città più disgraziata d’America – ora stiamo tutti guardando te, San Diego. Almeno sportivamente parlando. Per il resto Cleveland resta… Cleveland. Poco importa che quest’anno LeBron fosse 0-4 nel finale di gara 7 o che abbia lasciato a Kyrie Irving la bomba decisiva. Ehi, sull’1-3 LeBron era un dannato con un record balordo di 2-5 nelle Finals, una settimana dopo era un top-2 all-time. Ma questa è un’altra storia.

tumblr_l2dgzyN3UH1qamewvMa perché tutta questa digressione lunga più di un lustro? Perché The Decision è la cosa più simile a quanto assistito ieri con Durant. Nel mentre, la chiameremo KDecision, in attesa che qualcuno escogiti qualcosa di meglio. Ed è anche il paragone sulla bocca di tutti, divisi fra il partito di chi pensa che Durant abbia fatto una mossa tale e quale a quella di LeBron e il partito di chi pensa che sia mille volte peggio. Analizziamo la cosa con calma. Per prima cosa, qual è stata l’ultima partita di entrambi? Per KD, una sanguinosa sconfitta dopo essere stato per tre volte a 48 minuti da una finale NBA. Per LBJ, un’inutile tripla doppia contro i Celtics e quell’immagine di lui che va verso gli spogliatoi, levandosi non si sa quanto simbolicamente la maglia col 23.

Seconda domanda: chi erano i compagni di merende? La memoria fresca ci è d’aiuto. In ordine decrescente di rilevanza, Westbrook, Adams, Kanter, Ibaka e il resto della truppa. Sei anni prima, il re abdicava dopo la disfatta dei vari pretoriani Mo Williams, Boobie Gibson e Big Z Ilgauskas, oltre che di uno Shaq ad un passo dal ritiro. Nessuno sano di mente metterebbe i due roster a confronto. Ecco perché io invece lo farò all’istante. OKC aveva una rotazione sostanzialmente a 7/8 uomini, con Kanter, Waiters, e Foye dalla panchina, con solo però il primo a dare un contributo valido alla causa nel corso della post-season. Al contrario, quella Cleveland aveva, oltre ai già citati giocatori, Delonte West (quantomai puntuale il correttore che me lo tramuta in “Dolente” West), Jamison, Varejao, Moon e Parker (ok, non quello forte). Non un supporting cast stellare, per carità. Chi però dice di non ricordare questi giocatori o ha la memoria corta o è in malafede. E benché non sia così scellerato da affermare che quel roster avesse il potenziale dei Thunder 2016, permettetemi di rovesciare l’assunto. In un Ovest così ricco di talento, siamo sicuri che OKC stesse formando una dinastia schiacciante? In altre parole, è realistico pensare che a forza di provare e riprovare LeBron avrebbe sfatato il tabù Celtics con quei giocatori e quella dirigenza? Difficile, quasi impossibile. Ed è per questo che oggi la gente giustifica la sua scelta, a posteriori. Ma dite che Durant ha mollato una squadra da titolo perenne, mentre a suo tempo LeBron mollò un’armata brancaleone? Sicuri sicuri?

Se non altro, la mossa di James creò un precedente. Non si vince da soli. Certo, Wade nel 2006 fece qualcosa di simile, ma senza immischiarsi nel pantano di chi fosse la spalla fra Shaq e Kobe o sul contributo reale di Rodman e Pippen nei successi di Jordan, basti dire che no, non si vince da soli. D’altronde, la stessa Boston aveva formato i Big Three per raccogliere successi (ad oggi, l’unico “dream team” assemblato e vincente al primo colpo, alla faccia di Heat, Nets e Cavs degli ultimi tempi ndr). Scuserete il lungo e tortuoso excursus, ma vi suona familiare? Non sarò certo io a screditare Russell Westbrook dal titolo di top 5 dei playoff 2016 (classifica peraltro interessante e per la quale ho seri dubbi che Steph Curry abbia ricevuto l’invito), ma dubito assai che quella squadra potesse fare meglio dei Warriors contro i Cavs. Parere del sottoscritto, ma una serie finale Cavs-Thunder, considerato inoltre il vantaggio campo che avrebbe avuto Cleveland, avrebbe avuto un epilogo ben meno esaltante per il pubblico. LeBron ha già battuto KD e lo avrebbe rifatto.CmiBqRSXEAA8_2q.jpg-large

Cosa sto cercando di dimostrare, quindi? Solo che sì, ci sono similarità, e come oggi la maggioranza non giudica tanto aspramente il volo a sud di LBJ, così non dovremmo tutti saltare al collo di KD. Quando LeBron si unì a Miami nel 2010 è vero che gli Heat non erano una supercorazzata, però con Bosh e Wade già firmati erano già un team ipercompetitivo. E quando lo stesso prescelto si riunì ai Cavs, il suddetto uomo si ritrovò magicamente in casa Irving e Wiggins, due prime scelte assolute. Non si vince da soli. E apparentemente non si vince con Westbrook. Tutta la dialettica letta e riletta durante le WCF francamente mi ha lasciato indifferente. KD batte i Warriors? Non può unirsi a loro, dopotutto la sua squadra li ha battuti! KD perde coi Warriors? Non può unirsi a loro, hanno dimostrato che a loro non serve! Logica che fa acqua, caro Stephen A… Perché LeBron lasciò Cleveland? Per vincere anelli con la squadra col potenziale maggiore. Perché Durant ha lasciato OKC? Fate copia e incolla. E tanto peso deve aver avuto il messaggio recapitato da Jerry West. Secondo le fonti, Mr. Logo in persona avrebbe confessato a cuore aperto a Durant che quel record di 1-7 ancora lo tormenta, esortandolo a non diventare come lui,  ma pensare a vincere tanto e subito. Poi immagino che KD avrà ripensato che in 8 anni in NBA coi Thunder il suo massimo traguardo è stato essere sculacciato dai Big 3 di Miami nel 2012. Da lì, fare 2 + 2 è stato elementare. Ma di sicuro non facile.

Ora, ci sono diversi aspetti che compongono la vita di un giocatore professionista. In ordine sparso, soldi, anelli, rispetto dei propri pari, amore dei fan e record vari. Parliamoci chiaro. tumblr_m3app24a2W1rukc6xo1_500Lo sport professionistico americano è prima di tutto un business, tanto per le leghe quanto per i singoli giocatori. Per quanto sia bello avere tutte le fette di questa gustosa torta, escludendo alcune eccezioni comunque di sostanza, al mondo ci sono due tipi di giocatori: quelli che giocano per i titoli e quelli che giocano per i soldi. Tutti amano i primi, ma guadagnare palate di soldi in contesti perdenti è una scelta assolutamente rispettabile. Io non ti giudico, Melo! Dai, ditemi che se vi offrissero il triplo del vostro attuale stipendio per fare lo stesso identico lavoro, solo in un altra città non accettereste. I colleghi? Gli amici? I fan (buon per voi se ne avete)? Ma si fottano, voi portate i vostri talenti a Grosseto! In definitiva, il signor Kevin Durant sta andando in un posto con panorami migliori di Grosseto e sicuramente di Oklahoma City, a prendere le già menzionate vagonate di contanti e in più in un contesto che permette sulla carta di formare il quintetto titolare più forte di sempre. Le parole di Draymond Green dicono tutto: “We asked him how many championships do you think we can win with the way the team is now? How many championships can you win without us? How many do you think we can win together?”

Lo so, essere un fan NBA è la cosa più difficile fra le cose facili. Mettete quei marcantoni di due metri e passa su un piedistallo altissimo, come i nuovi supereroi che rimpiazzano quelli della vostra infanzia. Batman e Superman che combattono Lex Luthor sostituiti da Curry e Durant che sfidano LeBron per l’anello. Certo, se non siete fan dei Warriors vi riuscirà difficile vedere quei due come i buoni. Perché i buoni sono perfetti, trovano il tempo di salvare i gatti sugli alberi e proteggere il mondo dall’apocalisse, così come i giocatori NBA vanno a trovare i bambini in ospedale e organizzano raccolte fondo per i bisognosi fra una schiacciata e l’altra. Ma, gente, occhio a quel piedistallo. Loro non sono fatti di china, ma sono umani con sogni e aspirazioni. Alle volte vanno a braccetto con le vostre, altre volte no e dovete farvene una ragione.


Perciò bruciate le loro maglie, vendetele su ebay o datele in pasto ai cani, ma non condannate un uomo per aver scelto ciò che era meglio per lui. Siamo d’accordo, marvel-superheroes-vintage-nba-basketball-wallpaper-922storicamente non si è mai visto un giocatore così forte unirsi ad una squadra così forte. Eccome se a
vrebbe avuto più fascino un Durant a Boston o Miami, prendendo due franchigie buone e portandole al salto di qualità! Ma perché ritrovarsi in una situazione di semi-rebuilding, quando è palese che Durant sia stanco di arrivare sempre secondo (o peggio)? A quel punto, meglio restare a OCK. Ma KD vuole vincere e vuole farlo ora. Non c’è dubbio che nessuno avrebbe voglia di leggere un fumetto di Batman che, invece di affrontare arcinemici come Pinguino o Poison Ivy, sconfigge l’orticaria. Ripeto, è umano avere eroi nella vita, ma non pretendete standard inarrivabili. Al suo posto, avreste fatto lo stesso. In più, Durant non è un supereroe. Durant è un uomo stanco di guardare gli altri stappare champagne. Aveva soldi, rispetto, amore e record su record. Meglio essere un bravo ragazzo, ma perdente perenne a casa o un ragazzaccio tutto ingioiellato? Coscientemente, ha deciso che valeva la pena mettere tutto in discussione per quella fetta mancante, gli anelli. Ed è in palese posizione per fare incetta. Se questo avrà un effetto negativo su come sarà ricordata la sua carriera fra decenni, questo sarà materia di dibattiti futuri. Per ora, lecchiamoci i gomiti per una stagione che si prospetta ad altissimo numero di ottani!

kdcurredited

(MVProf)

Advertisements

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out / Change )

Connecting to %s