Il Pagellone degli Europei 2016

Top e flop dei Campionati Europei di calcio 2016

 

10 – LE MALEDIZIONI: Il fascino degli anatemi e delle macumbe è direttamente proporzionale al gusto per il momento in cui questi vengono rotti. Guardiamoci prima noi in casa. La nazionale italiana non batteva la Spagna in competizioni ufficiali dai Mondiali USA 1994. BaggioBaggio (prima Dino e poi Codino) e Mauro Tassotti che decide di rifare il naso a Luis Enrique. Da lì in poi, eliminazione ai rigori a Euro 2008, sconfitta in finale a Euro 2010 e di nuovo in semifinale alla Confederations Cup 2013. Insomma, una strage, senza scordare che quei fatali rigori di Vienna aprirono la strada al ciclo vincente degli spagnoli.
Ripassati gli spagnoli, è stato il turno della Germania di sfatare il tabù Italia, mai battuta in otto confronti ufficiali dal 1962 a oggi. O meglio, all’altro ieri. Personalmente, mi permetto di obiettare che vincere ai rigori vale a metà. Quindi, restiamo imbattuti nei 90′ (e nei 120′).  Parlando di maledizioni, dopo l'”armistizio” di Berlino 2006, continua il trend negativo della nazionale azzurra ai rigori: Pellè e Zaza si uniscono all’illustre compagnia di Di Biagio, Baresi, Baggio, Di Natale e Bonucci (recidivo) a fallire dagli undici metri nei momenti clou.
Sfatata la maledizione, ma sfiatati dai maledetti, la Germania non è poi riuscita a ripetersi con la Francia. L’hexagone è stato storicamente terreno di conquista per i tedeschi – ricordate Hitler sotto la Tour Eiffel nel 1940? I Galletti non battevano la Germania dal 1958 in tornei ufficiali, ma stavolta Griezman è riuscito dove la Gendarmerie aveva fallito a più riprese. Si è parlato di ottavi, quarti, semifinali e la finale non poteva essere da meno. In seguito al suicidio lusitano che nel 2004 consegnava il titolo alla cenerentola Grecia di Angelos Charisteas e Antonis “George Clooney” Nikopolidis, la giphydannazione è vendicata. I portoghesi giocano un torneo orribile, ripescati senza mai vincere nei 90′ fino alle semifinali, partono da sfavoriti per la finale, perdono Cristiano Ronaldo dopo 25′ e… quindi era ovvio che avrebbero vinto, nuovamente non nei tempi regolamentari. Sono ancora i padroni di casa a finire pancia all’aria a leccarsi le ferite, ma stavolta sono i portoghesi ad esultare. Bela Guttman resta imbattuto, ma in tempi così anche il Benfica può sperare. Sacre bleu!

9 – ISLANDA: Se la tua popolazione numericamente è circa quella di Bari, se la tua terra ha più vulcani attivi che calciatori professionisti e se storicamente il tuo calciatore di punta è Eidur Gudjohnsen, nessuno si aspetta grandi cose da te. E invece questi vichinghi senza paura passano primi il Girone F, surclassano gli Inglesi agli ottavi e issano bandiera bianca solo contro la Francia con un 5-2 che suona peggio di quanto il campo non abbia detto. Il tutto figlio di una programmazione efficace e pianificata per portare via i giovani dalla piaga dell’alcolismo con campi al coperto. Provate voi ad allenarvi nel gelo a -20°C. Nell’anno del Leicester  campione, l’Islanda fa un’impresa che ci si avvicina molto. Non chiamateli Reychiaviche

8 – GLI AZZURRI: Alzi la mano chi immaginava questo risultato alla vigilia del torneo. Dall’aggiunta della quarta stella nel 2006, Costa Rica, Uruguay, Slovacchia e Nuova Zelanda si sono alternate a prendere a scoppole l’Italia alle fasi finali delle competizioni ufficiali. Invece il gruppo meno talentuoso della storia (ma il più amato da quello dagli eroi del 2006) sfata il tabù spagnolo e rende la vita difficilissima ai tedeschi. Non c’è vergogna a cedere ai campioni del mondo in carica con un centrocampo composto da Florenzi-Parolo-Sturaro-Giaccherini-De Sciglio invece della versione titolare ideale composta da Florenzi-De Rossi-Verratti-Marchisio-Candreva. Pellè non è Gigi Riva né Paolo Rossi e ha una L in più per essere preso sul serio. Ad affiancarlo Eder, fallimento con la F maiuscola dal momento del suo trasferimento all’Inter a gennaio. Eppure i due si trovano a meraviglia e producono 3 gol nelle prime 4 partite. Il tutto retto dall’eterno Gigi Buffon e dalla collaudata B(arzagli)B(onucci)C(hillini). Burattinaio di questo incantesimo nostrano è Antonio Conte, uomo capace di creare un gruppo solidissimo da una ventina di scappati di casa. Se ci si ferma a pensare che Ventura è un buon allenatore, ma un CT alle prime armi e che la parte più talentuosa della selezione, cioè la difesa, sarà tutta ben oltre i 30 per il mondiale russo, viene da frenare i facili entusiasmi. Ma per quest’estate e per sempre, ci resteranno la grinta di De Rossi, le sponde di Pellè, la corsa si Florenzi e Giaccherini e infine le lacrime di Buffon e Barzagli. Nazional-(im)popolari

7 – LA GIALAPPA’S: Se vi piace il calcio e avete scollinato oltre il quarto di secolo d’età, ci sono ottime possibilità che siate cresciuti con Mai Dire Gol. E altrettante possibilità che abbiate seguito il Grande Fratello solo per sentirlo commentato dal trio di voci milanesi. O che per anni abbiate dedicato  una sera a settimana per seguire le avventure a corte di Jean Claude, le perle non-sense di Maccio Capatonda, le mille trasformazioni di De Luigi e Cortellesi e i tentativi di approccio del Mago Forrest alle letteronze. Se vi riconoscete in questa descrizione, non potete esservi persi su Rai 4 Rai Dire Europei, le partite di Euro 2016 commentate dalla Gialappa’s Band. letteronze091112.jpgOltre al solito umorismo mai arrugginito, in un set minimalista si amalgamano ad arte un improbabile cast di ospiti originari delle varie nazioni presenti all’Europeo, special guest molto random (Fulvio Collovati über alles) e quella sorta di comicità radiofonica di Gianfranco Butinar, che riesce in un climax (talvolta farragginoso) a rendere divertenti le imitazioni di Rino Tommasi e De Zan/Santini – non certo personalità sportive di primo pelo. Personalmente, la mia scelta numero uno per seguire gli Europei. Imperituri

6 – PELLÈ: Ai tempi, anche il tifoso occasionale conosceva Bobo Vieri e le sue conquiste fra Il Pineta e la Pinetina. Ma chi è quel lungagnone che oggi gioca titolare nell’Italia? Pensate che Graziano Pellè in Italia ha trovato spazio solo con Parma e Sampdoria, e ha quindi dovuto espatriare alternativamente per un decennio fra Olanda e Southampton. Dite che c’è di meglio? Ok, ora però pensate alle alternative. Ecco, appunto. Graziano Pellé è il Luca Toni del 2016 che fa il suo sporco lavoro, corre, aiuta la difesa, fa sponde e segna pure. Poi sul più bello decide di volersi mettere contro sessanta milioni di italiani calciando una pantofolata di rigore dopo aver irriso Manuel Neuer col gesto del cucchiaio. Però, chiunque abbia giocato anche solo a calcetto con gli amici il giovedì sera in buona fede potrà sviscerare più accuratamente quel frangente infame. Altrimenti lo faccio io per voi. Con Neuer che impersonava il balordo Dudek coi suoi balletti sulla linea di porta, Pellè in stato confusionale e con 120′ sulle gambe ha voluto mandargli un messaggio che, nelle migliori delle interpretazioni, era da leggere come “Fai meglio ad evitare di muoverti a destra e a sinistra, guarda che poi te la piazzo al centro!” Missione fallita e anzi suicida, poiché proprio per evitare la parata ha dovuto angolarla troppo. Purtroppo lo si è poi letto come la provocazione di un signor nessuno ai danni del miglior portiere del mondo, ma per come la vedo io non c’era intenzione di sfottere, solo di deconcentrare un avversario formidabile. Talmente formidabile da aver fatto specchio-riflesso e avergli rivoltato contro la strategia. Ma più che rovinarsi la reputazione, stando a gazzetta.it, il buon Graziano avrebbe strappato un contrattone in Cina, €38M per due anni e mezzo. Il problema del cucchiaio sembra risolto: in Cina tanto si usano le bacchette. Brillantino

5 –  CRISTIANO RONALDO: Ha rischiato seriamente il tracollo mentale, oltre che quello fisico, cortesia dell’entrata da falegname di Payet. CR7 e soci capitano un po’ per caso nella parte facile del tabellone e di lì in poi sappiamo tutti com’è andata. Ma da qui a definire Cristiano Ronaldo come l’uomo decisivo ce ne passa. Ok, predica nel deserto, ma c’è poco da vantarsi per una doppietta contro il quarantenne Gabor Kiraly, pigiamone idolo ungherese, e poco altro. Senza di lui il Portogallo gioca quasi da novella Islanda, undici uomini in missione per conto di un popolo intero. La differenza con gli altri che hanno fallito l’Europeo (Kane, Morata, Pogba…) è il suo status di leader indiscusso a livello mondiale, mentre la differenza con l’arcinemico Leo Messi, flop in Copa America, è essere in buona sostanza l’unico coi piedi montati dritti di tutto il suo paese. Joao Mario e Ricardo Quaresma non sono certo Gonzalo Higuain ed Ezequiel Lavezzi. Seppure non da protagonista, CR7 stasera si beve champagne fresco, mentre Messi rischia di finire al fresco (per evasione). Chi vince ha sempre ragione, ma con me la sufficienza non la strappa lo stesso. Gli highlights migliori del suo torneo sono da sciancato, quando in modo encomiabile da bordocampo e su una gamba sola urla, salta e sprona i suoi. Pirata

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4 – EURO 2016: Come giustamente lamentato da Collovati, dal punto di vista dello spettacolo, la competizione è stata deludente. I tanto incensati Müller, Ibra, Lewandowski, Mandzukic e Lukaku si uniscono ai già citati Kane, Morata e Pogba come i giocatori offensivi che hanno chiuso il torneo senza lasciare traccia o quasi. Merito delle difese? In parte, ma si sa che un ottimo attacco batte sempre un’ottima difesa. In più l’ampliamento da 16 a 24 squadre non ha necessariamente portato ad un miglioramento in termini di spettacolo, specialmente in casi di squadre come Ungheria e Irlanda del Nord che hanno misteriosamente passato la fase a gironi, e non certo per exploit meritevoli come per Islanda e Galles. E se il vostro neo-campione europeo Portogallo ha passato il proprio girone per il rotto della cuffia come terzo con tre pareggi, capite che equilibrio non è per forza sinonimo di emozioni. Gioco della palla

3 – PAUL POBGA: Il polpo juventino decide di steccare la partita più importante della sua carriera nello stesso giorno in cui i media riportavano di una fantomatica offerta del Manchester United di €123M per il suo cartellino. Senza scordare il flop della finale di Champions League contro il Barcellona di due anni fa. Gioca un europeo col compito di emulare chi come il suo allenatore Didier Deschamps quellahd-paul-pogba-france_61493n2scwfk1sy1px1meagy2.jpg coppa l’ha alzata sotto al cielo di Parigi a Euro 2000. Invece esce in maniera vergognosa quasi come il Zinedine Zidane della finale di Berlino. Con la differenza che, salvo piccoli sprazzi poi ingigantiti dai media con lo zampino di Raiola, fallisce su tutta la linea nel suo ruolo di uomo-immagine della spedizione bleu. Talmente irriconoscibile, che, quando dalla tv si vedevano imperiose sgroppate a centrocampo di un marcantonio nero in maglia blu, sulla fiduci si supponeva che fosse Pogba. Invece era Moussa Sissoko (dopo un Europeo così le probabilità di vederlo giocare in Championship col Newcastle quante sono, secondo voi?). Paul Pogba 23 anni e la conseguente possibilità di farsi trovare pronto per quel ruolo per i prossimi quindici anni. Quindi è solo rimandato: troppo presto dare a un giovane coi suoi mezzi l’etichetta di perdente. Ma per ora grande coi piccoli e piccolo coi grandi. Gulliver

2 – LA SICUREZZA: Col mondo sul chi-vive per l’incessante rischio terrorismo, non è rassicurante vedere la Francia piagata da ultras che sono peggio dei Lanzichenecchi del sacco di Roma. Poi magari attraverso l’intelligence francese hanno sventato un super attentato di cui nessuno saprà mai niente, ma pubblicamente la brutta figura è stata fatta. Colabrodo

1 – INGHILTERRA: Hanno inventato il calcio, ma hanno perso il foglio con le istruzioni e da quelle scritte in svedese roy-hodgson-england-euro-2016_59sdbxm57x7e1nchef40rtbw4-300x208non è che si capisca poi molto. Forse per questo non hanno ancora capito come fare per vincere al gioco della palla. Nei giorni della Brexit gli inglesi si trovano surclassati e sbeffeggiati da Irlanda del Nord, Galles e già che c’era pure dall’Eire. Much Ado About Nothing

0  I GIOCHI DI PAROLE SULLA BREXIT: Anche basta. Battutexit

(MVProf)

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