Hack-a-compromise: nuove regole sui falli intenzionali

img25181027

Giornata a suo modo storica: il fallo intenzionale verrà d’ora in avanti sanzionato in maniera più dura dalla NBA

Il Commissioner NBA Adam Silver ha annunciato una serie di cambiamenti in materia di falli intenzionali lontani dalla palla, volti a penalizzare giocatori con basse percentuali ai tiri liberi. Tattica passata alla storia come Hack-a-Shaq, primo a ricevere il trattamento di favore, con varianti a seconda del nome del malcapitato. Ecco alcuni estratti dell’annuncio di Silver:

“The current rule for away-from-the-play fouls applicable to the last two minutes of the fourth period (and last two minutes of any overtime)—pursuant to which the fouled team is awarded one free throw and retains possession of the ball—will be extended to the last two minutes of each period.”

Tradotto in sintesi, niente più falli intenzionali negli ultimi due minuti di ogni quarto, pena libero e possesso. Oltre a questa modifica del regolamento, un altro aggiustamento entrerà in vigore il prossimo anno:

“It will presumptively be considered a flagrant foul if a player jumps on an opponent’s back to commit a deliberate foul,” (considerati come) “dangerous or excessively hard deliberate fouls.”

Se pensate che questo non possa succedere in una lega professionista, ammiro la vostra ingenuità. La scorsa stagione Andre Drummond ha subito questo tipo di fallo per ben due volte. Passi JJ Redick, ma quando a saltarti sulla schiena è Nerlens Noel, 2 metri e 11 per 103 kg di affetto che ti zompano addosso, è facile immaginare che Drummond abbia spedito un promemoria alla lega per ricordare a Silver di intervenire a riguardo. Secondo Howard Beck di Bleacher Report, questa modifica del regolamento dovrebbe portare ad una NeLsVvZ.gifdiminuzione di falli intenzionali del 45%, dopo che gli stessi sono aumentati di 16 volte negli ultimi cinque anni.

C’è un solo modo per commentare questa notizia: un compromesso. Negli ultimi mesi molti esperti hanno suggerito diverse soluzioni alternative, come dare tre tiri liberi invece di due (equiparando il fallo lontano dalla palla come un fallo su un tiro da 3). Altri invece hanno proposto di far scegliere alla squadra che subisce il fallo se tirare i liberi o tenere il possesso. O ancora di vietare i falli nella metà campo difensiva. Ad ogni modo, un cambiamento così radicale non andrebbe ad inficiare il gioco negli ultimi, decisivi minuti delle partite, dove il fallo intenzionale – diretto solo a chi è in possesso della palla – è parte di una strategia di diverso tipo, basata su uno scambio del tipo “ti regalo due punti, ma mi tengo qualche secondo in più per provare a segnarne tre.”

I fan paiono dividersi, con una rumorosa maggioranza a far notare che giocatori professionisti pagati profumatamente – e quest’anno come non mai – non dovrebbero avere scuse di sorta per non essere in grado di segnare il canestro più facile del gioco. A quel punto, perché non alzare il ferro per rendere più difficili le Schermata 2016-07-13 alle 16.35.28.pngschiacciate, per complicare la vita ai Clippers? O perché non allargare la linea da tre punti, per complicare la vita a Golden State?  Commenti con pieno diritto di cittadinanza. A prescindere da ciò, la mozione è passata col necessario quorum dei due terzi dei proprietari, che sono parsi soddisfatti della modifica. Chiaramente non tutti la pensano così.

Silver non è un allocco. Sa bene che l’NBA è intrattenimento prima che uno sport in senso stretto. In fin dei conti, fra NBA e WWE i punti in comune sono diversi. Senza scomodare Ayesha Curry che definiva le Finals 2016 “rigged” (truccate), è indubbio che la lega manipoli ad hoc pubblicità e opinione pubblica per arrivare al main event di giugno con le squadre che possono fornire le storyline più intriganti anche per lo spettatore più occasionale. Il grande rimpianto del predecessore David Stern, sportivamente parlando, deve essere quasi sicuramente non essere riuscito a ritrovarsi in finale Kobe vs LeBron, coi rating che sarebbero volati fuori dalla stratosfera. Ma se Stern ha reso il giorno di Natale imperdibile per i fan, grazie a partite di prim’ordine invece che generate a random da un computer, è per rendere l’NBA più emozionante. Se Silver ha tolto il posto ai playoff assicurato alle vincitrici di division, ridistribuendolo alle migliori otto di ogni hi-res-454343749-dwight-howard-of-the-houston-rockets-take-a-free-throw_crop_northconference, è per rendere l’NBA più emozionante. E se mai lo stesso Silver ridistribuirà i sedici biglietti di accesso ai playoff alle migliori sedici squadre, a prescindere dalla conference, sarà di nuovo per lo stesso motivo. E qual è la raison d’être del salary cap se non promettere a tutte le piazze la stessa cosa: l’intrattenimento? Se voi trovate divertenti i 64 tiri liberi tentati in Gara 2 dei playoff 2015 fra Clippers e Rockets, liberi di protestare quanto vi pare: siete i miei idoli indiscussi!

Ma voglio provare a non essere prigioniero del presente, guardando indietro alla storia del gioco. Atleti dominanti come Bill Russell (NCAA, interferenza offensiva e allargamento del pitturato), Wilt Chamberlain (NBA, interferenza offensiva e allargamento del pitturato) e Kareem Abdul-Jabbar (NCAA, divieto di schiacciare!) hanno causato cambiamenti significativi nella storia del gioco. Eppure nessuno oggi si lamenta. Il gioco è un animale che segue determinate fasi ed evoluzioni. In questo momento storico esso richiede che centri come DeAndre Jordan, Andre Drummond, Dwight Howard, Hassan Whiteside ed Andrew Bogut – solo per citare i casi più noti – siano protetti dall’hack-a. A mio parere, questo si inserirà nel ciclo già in fase avanzata di evoluzione della posizione del centro. Una decina di anni fa, sette piedi come Anthony DavisKristaps Porzingis non avrebbero avuto allenatori così matti da farli allenare al tiro dal perimetro. Ma gli stretch four, lunghi che allargano il campo, sono ora merce preziosa che fa vincere anelli (per conferma, suonare a casa Chris Bosh e a casa Dirk Nowitzki). E non esiste tiratore da tre che 12f310fe0a5a7825124826295d9fe8c9.jpgnon sappia mantenersi su percentuali rispettabili dalla linea della carità. In altre parole, col proliferare di centri con mani educate avremo sempre meno necessità di scontrarci con cose come il fallo intenzionale. Certo, rimarranno colossi imponenti che mai penseranno di avventurarsi oltre al pitturato o allenare i liberi in maniera ossessiva: ma rido se mi dite che Wilt Chamberlain o Shaquille O’Neal si sono visti intaccare in qualche modo la loro legacy per la maniera rivoltante in cui tiravano i liberi.

Insomma, per come la vedo io, Silver ha fatto la mossa giusta, una mossa attendista. Se a luglio 2017 i risultati non si saranno visti, probabilmente ritornerà a sedersi coi trenta proprietari per capire come mettere un’ulteriore pezza. Personalmente, pur da amante della tattica, non amo i falli intenzionali proprio perché la filosofia dietro agli stessi – trarre vantaggio dal commettere un’infrazione – è contro l’idea stessa di sport e nulla ha a che fare con l’altezza del ferro o le dimensioni dell’arco. Il fatto che questa casistica vada a cozzare con gli interessi  e con l’appeal televisivo dell’NBA è meno un mio problema, ma sono lieto che funga da pretesto per sistemare le cose. Ma non fidatevi di me. In tempi non sospetti, un allenatore europeo come David Blatt aveva affermato che tale strategia in Europa è semplicemente vista come antisportiva, aggiungendo:

“There’s no such thing as Hack-A-Shaq. That’s one of the reasons I believe they can and should change the rule. […] You can’t foul a guy with no relation to the game whatsoever. And the referees are educated enough to understand when it’s a basketball play and when you’re grabbing a guy at the other end of the court who’s not involved in the play.”

Nel mondo NBA c’è una mentalità diversa. Gregg Popovich è da anni un noto approfittatore di una regola che lui stesso definisce “awful” (oscena). Pop è troppo vecchia scuola per proporre un cambiamento, ma ricorderete nel 2008 quando fece commettere fallo intenzionale su Shaq dopo appena cinque secondi dalla prima palla a due della stagione Spurs. Goliardata quanto vi pare, ma forse Pop era avanti a tutti anche allora: vi sembra basket quello?

hqdefault.jpg

(MVProf)

Advertisements

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out / Change )

Connecting to %s