Gli Affari dell’Estate: Atlantic Division (EAST)

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Analisi division per division di tutte le squadre della NBA

Fra parentesi sono indicati il piazzamento nella conference e il record totale dello scorso anno, in base al quale le squadre sono state classificate nel presente articolo. Le novità in quintetto sono in maiuscolo e le formazioni indicate sono solo una scelta arbitraria dei migliori cinque giocatori in ogni ruolo presenti ad oggi nel roster.

TOR (2° E @ 56-26): Lowry, DeRozan, Ross, Carroll, Valanciunas – Coach Casey
Innesti importanti: N/A
Cessioni importanti: Biyombo
Analisi: La maledizione è rotta. Superato un turno di playoff per la prima volta dal cetaceo, i Raptors pare ci abbiano preso gusto. In uno dei botti dell’estate, DeMar DeRozan ha posto il suo autografo su un contratto da $145M in 5 anni per continuare a far credere al mondo (beh, ai canadesi, e nemmeno a tutti) di essere nell’élite delle migliori guardie della lega. Il suo anacronistico gioco dalla media non basta a spiegare queste critiche ben poco velate. Qui urge una mini-disamina. zcecyg033lgqepkoqxu6.jpgDurante l’anno, DeRozan ha dominato gran parte delle partite insieme al compagno di merende Kyle Lowry, tenendo medie di 23pts abbondanti a gara. Ai playoff, però, la musica è stata ben diversa. Entrambi hanno scalpellato i ferri contro Pacers e Cavs, ma il microcosmo è racchiuso nella serie di semifinale contro gli Heat. Enter Dwyane Wade.L’ex-Flash, dopo una stagione sana, ma su cifre da star in declino, si è caricato gli Heat sulle spalle e ha portato la serie con Toronto a 7 gare, in una vera e propria battaglia da last man standing. Questo duello rusticano ha fatto capire a tutti la differenza fra chi si risparmia e dà tutto quanto conta e chi gonfia le statistiche in partite dal peso nullo e poi crolla quando la posta in palio si fa massima. DeRozan ha finito i playoff con medie che, rispetto alla stagione regolare, raccontano di tre punti in meno, un assist e mezzo in meno, tirando sotto il 40% da due e un ridicolo 15% da tre, con un PER sceso da 21,5 a 14,8. La verità è che per restare rilevanti in NBA i Raps avevano l’obbligo morale di tenersi stretto DeRozan, vista l’assenza di alternative. Non sarà mai il trascinatore di una squadra da titolo, ma dopo anni di anonimato cestistico Toronto può dirsi tutto sommato soddisfatta dell’attuale ruolo di second’ordine. Migliorare una stagione conclusa ad appena 1,5 vittorie dai Cavs non succederà. D’altra parte, sono un collettivo rodato e ad un livello superiore rispetto a Celtics, Knicks e Bulls, quindi il secondo posto è praticamente in cassaforte.

BOS (5° E @ 48-34): Thomas, Bradley, Crowder, A. Johnson, HORFORD – Coach Stevens
Innesti importanti: Horford, J. Brown
Cessioni importanti: Sullinger, Turner
Analisi: In un mercato che sempre più valuta trade e free agent rispetto ai giovani talenti scelti al draft, il GM Ainge pare andare controcorrente. Contro ogni previsione, i Celtics si sono tenute tutte e otto (!) le scelte al draft 2016, senza dar vita al tanto attesa maxi-scambio previsto da molti. Non è dato sapere quali e quanti scambi siano stati abortiti prima di vedere la luce. Si può pensare che Ainge abbia accarezzato il sogno di portare a Boston Jimmy Butler, ormai tolto dal mercato dai Bulls. Blake Griffin resta un’opzione percorribile, come anche uno dei tanti lunghi in esubero di Philly. In assenza di fatti concreti, il presente racconta di una squadra competitiva, ad un passo dal poter competere sullo stesso livello dei Cavs. Il principale miglioramento viene dall’acquisizione di Al Horford, che porta finalmente spessore ed esperienza al reparto lunghi. La bontà del contratto ($113M/4 anni) è materia di dibattito, se si considera che all’ultimo anno di contratto i Celtics arriveranno a pagare $30M un 34enne che già oggi appare nella seconda parte dei suoi anni migliori. Isaiah Thomas è reduce dalla prima chiamata all’All Star Game ed è a libro paga per briciole rispetto ai prezzi dell’attuale mercato. Un pick and roll fra i due può essere un’arma decisiva per un immediato salto di qualità. I punti interrogativi restano Crowder e Johnson, onesti mestieranti, ma non pedine che spostano. La crescita dei secondo anno Hunter e Rozier, oltre che della terza scelta assoluta Jaylen Brown, dovrebbero assicurare un futuro roseo alla franchigia, ma la pressione di appendere il banner numero 18 potrebbe portare ad un cambio di strategie più legato all’immediato.

NYK (13° E @ 32-50): ROSE, LEE, Anthony, Porzingis, NOAH – Coach HORNACEK
Innesti importanti: Rose, Lee, Noah, Jennings
Cessioni importanti: Afflalo, Calderon, R. Lopez
Analisi: Se vi avanzano tre ore, forse riusciamo a completare il discorso. Tentiamo una sintesi disperata. Sulla carta, si può ambire al fattore campo nei playoff. Mi prendo la responsabilità di questa affermazione, tenendomi come unica nota a piè di pagina l’incognita di Jeff Hornacek, personalmente mai seguito a Phoenix e ultimo candidato ipotizzabile per guidare un attacco basato sul celebre triangolo creato da Tex Winter e portato ai massimi vertici da Phil Jackson. Il maestro zen avrà preso un allenatore-fantoccio per allenare dall’ombra? O magari starà cercando un compromesso fra il suo credo e quello di buono che Hornacek aveva ottenuto coi Suns? O forse al contrario sarà una mossa per defilarsi maggiormente dalle scelte tecniche e lasciare le briglie ad un allenatore di ruolo? dd1.jpgQualunque di queste teorie pensiate valida, la risposta la conosce solo PJ. Forse. Dopo un mercato attendista la passata stagione, il cui unico lampo è stato l’aver azzeccato la scelta di Porzingis a dispetto dei detrattori, Jackson ha sparato i botti questo luglio. A parte l’indiscutibilmente solida firma di Lee, analizziamo le vere due grandi mosse di New York singolarmente. 1) Via Calderon e Lopez, dentro Rose. Difficile non amare questa mossa. A meno di non pretendere di ritrovarsi l’MVP del 2011, i Knicks potranno sfruttare un Rose relativamente sano (66 partite giocate la scorsa stagione, record degli ultimi cinque anni) con voglia di rivincita. Dovesse pure andar male, la sua avventura finirebbe contestualmente all’ultimo anno di contratto rimasto, mentre Brandon Jennings- altro giocatore maledetto da un corpo di cristallo – funge da tappabuchi immediato. 2) Noah $72M/4 anni. Pur con le cifre dell’attuale mercato, il buon Gioacchino non ha certo scelto di tornare a casa a NYC per il solo amore del panorama. La critica è in maggioranza favorevole alla firma, ma con qualche riserva. In un mercato ricco di centri disponibili, Jackson non ha esitato a bussare a casa Noah portando in dono sacchi giganti col simbolo del dollaro, apparentemente senza vagliare altre opzioni. Pagare queste cifre – per ben quattro anni – a un giocatore in flessione e scalzato ai Bulls da Mirotic e Gibson, non certo due fenomeni, fa storcere il naso. Nessuno mette in dubbio che sbraiterà e si dannerà sul parquet, ma alla soglia dei 32 anni puntare su Noah è una scommessa non da poco. Insomma, queste mosse rendono competitivi fin da subito i Knicks, ma pare una strategia miope nei confronti del lungo periodo e che, in caso di fallimento del progetto già da quest’anno, non lascia alcuno spiraglio di correzione della rotta in corso d’opera.

BKN (14° @ 21-61): LIN, Bogdanovic, Hollis Jefferson, SCOLA, B. Lopez – Coach ATKINSON
Innesti importanti: Lin
Cessioni importanti: T. Young
Analisi: Tyler Johnson *swing and a miss* Allen Crabbe *swing and a miss* Il terzo strike, a Kevin Durant, è il più imbarazzante: nemmeno l’amico Jay-Z è stato in grado di far sedere KD al tavolo delle trattative con la dirigenza Nets. Fra entrate e uscite, quest’estate i Nets hanno mosso la bellezza di diciotto giocatori. Esaminati nomi e curricula, il ritorno nella Grande Mela della Linsanity resta il colpo più importante del mercato. Eccitati? Per trovare i veri successi bisogna cercare all’interno dello staff tecnico, ristrutturato di fresco. Il GM Sean Marks (figlio degli Spurs) e coach Atkinson (figlio dei figli degli Spurs) restano le uniche speranze di un cambio di rotta rispetto ai crateri lasciati dall’ex-GM Billy King. Le scorie della scellerata trade del 2013 per Pierce e Garnett non saranno comunque smaltite a breve. Per i prossimi due anni i Celtics avranno di nuovo le mani sulle le prime scelte dei Nets,  che solo dal 2019 torneranno in possesso di una loro prima scelta. Questo crea un sostanziale cortocircuito del sistema pseudo-democratico della NBA. Se hai una buona squadra, vinci. Se ne hai una scarsa, hai il diritto di scegliere i migliori talenti al draft e creare una buona squadra. La fretta con cui il patron Prochorov pensava di diventare competitivo gli si è ritorta contro in maniera biblica. Per anni e anni Brooklyn è la candidata principale a soppiantare Philly come squadra-zimbello della lega.

PHL (15° E @ 10-72): BAYLESS, Stauskas, H. Thompson, SIMMONS, Okafor – Coach Brown
Innesti importanti: Simmons
Cessioni importanti: I. Smith
Analisi: Finora raddoppiare il numero di Colangelo presenti in società non ha dato la scossa che ci si attendeva. Sam “#TrustTheProcess” Hinkie si è trovato fuori dalla porta quasi in contemporanea all’arrivo di Ben Simmons in città. L’ottimismo comincia a far breccia fra le oscure nuvole annidate da anni sulla franchigia. L’ultima prima scelta assoluta sbarcata nella città dell’amore fraterno è stato un certo Allen Iverson, idolo mai scordato da parte di una città che, dicono i the-philadelphia-76ers-are-set-up-perfectly-for-the-2016-nba-draft-lotterymaligni, latita di icone sportive al punto di dover realizzare statue di personaggi fittizi (vedi quella di Rocky Balboa fuori dal Philadelphia Museum of Art). Mentre si continua a collezionare quasi più lunghi che vittorie (Simmons si aggiunge a Okafor, Noel, Saric, Covington, Landry, Holmes e al desaparecido Embiid), toccherà a Jerryd Bayless guidare la riscossa sixer. Pur in un mercato con pochi playmaker disponibili, firmarne uno modesto e dargli le chiavi dell’attacco appare già da ora una scelta perdente. A questa squadra serviva come il pane un play d’esperienza alla Rondo e un veterano alla Prigioni, entrambi però già accasatisi altrove. Certo, già ora il capitale umano a disposizione basta per ambire alle 30 vittorie, territorio inesplorato fin dal lontano 2013. Tuttavia, il pool di giocatori promettenti da poter scambiare non mancano e con un regista e un tiratore perimetrale il process dei 76ers potrebbe finalmente diventare realtà.

MVProf

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