Se voi foste… Sam Presti?

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Con i free agent più ambiti ormai accasati, restano alcune questione aperte che potrebbero risolversi a momenti. Proviamo ad anticipare le mosse future.

L’uscita poco cerimoniosa di Kevin Durant lascia gli OKC Thunder in una pessima posizione in campo, ma permetta a Sam Presti di poter avere intriganti possibilità d’azione e Russell Westbrook di sfruttare un notevole leverage contrattuale. Il GM di Oklahoma City Sam Presti è un guru che ha ampiamente dimostrato di sapersi muovere in momenti di grosse decisioni (vedi trade di James Harden e successivamente Serge Ibaka). Essendo scuola Spurs, è facile immaginare che non si arrenderà a perdere RW a zero, ripetendo gli errori che in passato hanno commesso altre franchigie. Lo storico greco Tucidide diceva che bisogna “conoscere il passato per poter comprendere il presente e, nei limiti dell’umano, prevedere il futuro.” Allora facciamoci filosofi anche noi e guardiamo innanzitutto al passato, attraverso alcune celebri trade che negli ultimi anni hanno coinvolto alcune fra le più grandi superstar della NBA.

Prova a)

Amare+Stoudemire+Phoenix+Suns+v+San+Antonio+Wq_1IXAYboYl.jpgNel 2010 i Phoenix Suns si separarono con Amar’e Stoudemire alla naturale scadenza del contratto. Andò ai New York Knicks a formare quello che doveva essere un dream team insieme ad Anthony. Poiché lasciò l’Arizona come free agent, Phoenix non ottenne nulla in cambio. Mentre i grossi problemi fisici che colsero STAT negli anni a seguire non costituiscono ad oggi un grosso rimpianto per i Suns, essi però bruciarono lo spazio salariale liberatosi firmando Josh Childress, Hakim Warrick e Hedo Turkoglu. Ecco la prima lezione: perdere una superstar a zero e spendere a casaccio è la prima ricetta per il fallimento.

Prova b)

Il secondo esempio è amd-knicks-wilson-chandler-jpg.jpgla trade di Carmelo Anthony nel 2011. Tutti hanno applaudito l’allora GM dei Denver Nuggets Masai Ujiri per aver saputo prendere dai Knicks un lauto pacchetto che includeva i vari Chandler, Felton, Mozgov e Gallinari (più scelte al draft, di cui una prima poi trasformatasi in Dario Saric). Ma chi ci ha davvero guadagnato? I Knicks come i Nuggets hanno avuto i loro alti e bassi senza mai essere una vera contender. Curiosamente, entrambe sperano di aver voltato pagina a partire dal Draft 2015, in cui ciascuna con le proprie scelte hanno selezionato rispettivamente Kristaps Porzingis e Emmanuel Mudiay. Quindi una sostanziale pari e patta. I Nuggets forniscono la seconda lezione: non scambiare una star in cambio di giocatori “normodotati.”

Prova c)

Infine, il super-scambio fra Nets e Celtics del 2013. Il famoso turbinio dinets-players.jpg giocatori coinvolse in primis Kevin Garnett e Paul Pierce in cambio di un pacchetto di giocatori mediocri (Humphries, Bogans, Brooks, Kris Joseph e Gerald Wallace) e scelte ai successivi draft, ovvero tre al primo giro, rispettivamente del 2014, 2016 e 2018, più il diritto di scambiare coi Celtics la prima scelta del 2017. Per quanto i giocatori in questione fossero necessari sia per questioni di salari sia di posti vacanti nel roster da riempire, la vera contropartita furono le scelte future che avrebbero poi aiutato Boston a ricostruire la squadra. Il risultato? Prokhorov affermò “Today, the basketball gods smiled on the Nets.” Forse però scambiò un sorriso per una grassa risata! 

Esclusi i casi eclatanti di Durant (2016) e James (2010 e 2013), negli ultimi anni ogni squadra ha imparato a non perdere i pezzi pregiati per brustoline o il nulla cosmico. Agatha Christie diceva che tre indizi fanno una prova e questi esempi, insieme ad altri scambi sospetti (Chris Paul ai Los Angeles Lak… Ehm, Clippers), hanno dimostrato la verità insita nella terza lezione. Il vero valore di certi mega-scambi non sta tanto nei giocatori di classe media che si acquisiscono (e certo non nella pretesa di acquisirne di eguale o superiore talento nell’immediato), quanto nelle scelte al draft e nei giovanissimi prospetti acquisiti.

Questa la necessaria premessa per entrare un po’ più in profondità nella mentalità di Sam Presti. A monte, due sono le cose da escludere. Una, che Westbrook accetterà l’estensione contrattuale. Da un punto di vista salariale, a lui conviene maggiormente firmare un nuovo contratto nell’estate 2017, quando un cap ulteriormente innalzatosi gli porterà in dono più soldi e un contratto più lungo, di quattro o cinque anni. L’altra cosa certa è che Presti non lo lascerà partire a zero. Perché lo scenario peggiore per i Thunder sarebbe tenersi Westbrook per la prossima stagione, avere grazie a lui un’annata tutto sommato decente (in proiezione, diciamo fra il sesto e il nono posto) e poi lasciarlo andare via gratis. La beffa, infatti, sarebbe che una tale stagione mediocre non permetterebbe ai Thunder né di ambire al titolo né di tankare pesantemente per poi assicurarsi una buona scelta al ricco draft 2017. Esploriamo quindi le opzioni rimaste.

  • Trade ora

Scambiare Westbrook prima dell’inizio della nuova stagione ha senso. Soprattutto, permetterebbe a coach Donovan di raggruppare le truppe e provare nuovi schemi per l’inizio del training camp. È anche vero che staccare la spina subito non darebbe modo a Presti di continuare l’opera di convincimento al giocatore per il rinnovo. Difficile per lui pensare di arrendersi qualora restasse viva la possibilità di tenersi stretto Westbrook.

  • Trade a stagione in corso

Aspettare l’inizio della stagione ha i suoi validi motivi. Ad esempio, è facile pensare che Westbrook senza la presenza di KD avrà la maggioranza bulgara dei possessi dei Thunder ed ingolosire ulteriormente i suoi pretendenti. D’altronde, il valore assoluto del giocatore non si discute: le 18 triple-doppie della scorsa stagione non necessitano di un ulteriore biglietto da visita. Senza contare che un eventuale infortunio a lui o ad una della potenziali contropartite farebbe saltare lunghe trattative fin lì intavolate.

  • Rinnovo in estate

Arrivare a giugno con il giocatore in roster vorrebbe dire una sola cosa: Russell Westbrook ha scelto cosa fare l’anno dopo, senza ombra di dubbio. Presti sarà stato in grado di aver ottenuto la parola di Russell di restare in Oklahoma, pur non riuscendo a convincerlo a mettere nero su bianco un’estensione immediata. Risulta quasi impossibile ipotizzare che Presti fallirà ogni trattativa e si rassegnerà a perderlo a zero. Pochissime anche le possibilità che Presti temporeggi per esplorare il mercato dell’estate 2017 e portare una pedina che convincesse poi RW a restare: altissimo il rischio che un GM con un progetto già avviato scippi Westbrook in corso d’opera.

A prescindere da cosa succederà, una cosa è certa: nessun fan o giocatore oserà dir nulla di male su Westbrook. Egli sarà o l’eroe incorruttibile che sale al trono vacante col compito di riportare OKC sulla via del titolo o un atleta sedotto e abbandonato da Durant, e così con l’alibi di essere stato “costretto” a cercare una nuova casa. Tutto sommato, non una brutta situazione.

Ovviamente, l’affaire Westbrook è solo parte dell’effetto domino innescato dalla sanguinosa partenza di Durant. Il roster di OKC ha bisogno di colmare una voragine all’ala piccola e secondariamente sistemare le gerarchie all’ala grande. Una voce insistente vuole i Thunder interessati ad acquisire il contratto in scadenza di Blake Griffin. Su di lui i dubbi sono molteplici. In campo, con le sole 35 partite giocate per via di infortuni, e fuori dal campo, con la famigerata lite col magazziniera che risultò in una frattura della mano. Una trade per Griffin vorrebbe dire realisticamente separarsi da Enes Kanter e altri pezzi meno pregiati, ma con un roster già debilitatoSam-Presti-2 i punti interrogativi andrebbero semplicemente sostituiti con altri. Sarebbe nei migliori interessi della franchigia trattenere Westbrook e aggiungere giocatori in grado di dargli man forte. Tuttavia, Griffin pare l’unica possibile voce in entrata, mentre la scelta di rinunciare quasi formalmente a Dion Waiters suggerisce una certa cautela da parte di Presti di dare il beneplacito ad accordi di dubbio profitto. La mia conclusione, opinabile quanto volete, è che scambiare Russell Westbrook sia la soluzione migliore per tutti. Posso immaginare che Westbrook sarebbe un ottimo sostituto di un invecchiato Tony Parker a San Antonio (vi immaginate la macchina da guerra che sarebbe RW disciplinato dal generale Popovich!?); oppure un complemento ideale di Anthony Davis a New Orleans; o ancora il giocatore necessario per riportare Miami nell’élite dell’est. La verità è che nessuna di queste squadre ha contropartite adeguate alle richieste di Presti. Se io fossi il GM, avrei nel mio telefono due numeri su tutti fra le chiamate rapide: Danny Ainge (Celtics) e Mitch Kupchak (Lakers)

È noto che il GM dei Celtics è refrattario a separarsi dalle scelte al draft accumulate negli ultimi anni e per questo sarebbe un partner commerciale abbastanza ostico. Isaiah Thomas sarebbe al 100% incluso, al pari di un giocatore che andrebbe a coprire il ruolo di SF titolare in Oklahoma. Boston supSchermata 2016-07-23 alle 18.44.25.pngpongo spingerebbe per includere Jae Crowder piuttosto che Jaylen Brown, ma è anche vero che fra il pacchetto Thomas+Crowder+1° scelta 2017 e quello Thomas+Brown+Smart (ed eventuale 2° scelta), i Celtics potrebbero essere costretti da OKC a sacrificare la tanto amata prima scelta dei Nets, pur essendo potenzialmente una prima scelta assoluta. Tutto sensato, ma se i Celtics pensassero di avere una grossa chance di arrivare lo stesso a Westbrook in estate senza dover sacrificare nulla, potrebbero respingere la proposta di Presti al mittente. Ma ipoteticamente, ecco come scenderebbero in campo in quest’ultimo caso:

  • (OKC) Thomas, Oladipo, Crowder, Kanter, Adams
  • (BOS) Westbrook, Bradley, Brown, A. Johnson, Horford

I Lakers sono un’opzione più interessante, almeno dal punto di vista di OKC. Durant ha recentemente affermato di rivedere molto di sé in Ingram e D’Angelo Russell potrebbe finalmente esplodere uscendo da uno spogliatoio che ha attivamente contribuito a spaccare l’anno passato. westbrook_lakers.0.0Ai Lakers cercherei di strappare Brandon Ingram, D’Angelo Russell e magari pure Julius Randle, inserendo Kanter nel pacchetto. L’affare ha senso anche per i Lakers. In primis, le ultime off-season hanno dimostrato come difficilmente L.A. possa attrarre la crème dei free agent e perciò le trade aggirerebbe questo ostacolo. In secundis, i Lakers hanno più bisogno di uscire dal pantano creatosi negli ultimi anni e tornare ad essere rispettabili all’interno della lega. Soprattutto è possibile immaginare che Jim Buss darebbe il via libera a tale trade per mantenere alla sua promessa di mantenere il team competitivo entro la fine dell’anno, pena le sue stesse dimissioni. Volersi tenere stretta la poltrona potrebbe essere la chiave di volta.  I due team a quel punto inizierebbero la stagione così:

  • (OKC) Russell, Oladipo, Roberson, Ingram, Adams
  • (LAL) Westbrook, Clarkson, Deng, Randle, Mozgov

Sacrificare Ingram non è certo una mossa ideale, ma non farebbe nemmeno parte delle più tragiche operazioni di mercato post-Jerry Buss. A meno che Wesbrook decida di non rinnovare e che Ingram diventi MVP entro cinque anni. In quel caso sarebbe un colpo devastante per la franchigia giallo-viola. Ma, in fondo, se fosse facile fare i GM, io non sarei qui a scrivere su un blog…

MVProf

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