7 a settimana – week 6

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Ogni settimana tratteremo sette spunti di riflessione più o meno seri donatici dalla National Football League

FULMINE A CIEL SERENO – Lo scontro divisionale della AFC West vedeva da una parte i Denver Broncos, la corazzata che veniva da 15 vittorie consecutive nella division e dall’altra i San Diego Chargers, la derelitta cenerentola che invece veniva da 10 sconfitte di fila nella sopracitata division. San Diego, per di più, era con le speranze di vittoria ridotte al lumicino, in seguito già citata alla partenza 1-4 e per colpa dell’ecatombe subita dai suoi pezzi più pregiati. In termini matematici, San Diego aveva 1 opportunità su 30 milioni di perdere tutte e quattro le partite fin qui perse, secondo una simulazione computerizzata riportata da Michael Salfino per il WSJ. schermata-2016-10-14-alle-11-05-51All’interno di esse, hanno avuto per due volte il 99,9% di possibilità di battere le avversarie invece di dilapidare l’ampio vantaggio. Nei numeri, una partita senza storia e quindi la premessa ideale per un upset con i fiocchi. E non sarà l’unico di questa week 6. Ma andiamo con ordine. San Diego inizia la partita con le marce alte: primo drive chirurgico di Philip Rivers e TD in direzione di Hunter Henry (6 ricezioni per 83 yard), TE che sta rendendo la transizione dall’era Antonio Gates meno traumatica del previsto. Nonostante il monopolio del cronometro e del campo, San Diego perde la sua efficienza nei quattro successivi passaggi in red zone, dovendosi accontentare di altrettanti FG del controverso kicker Josh Lambo. Fra errori e disattenzioni da entrambe le parti, si arriva all’ultimo quarto sul 19-3 per i padroni di casa. Ci risiamo: i Chargers hanno di nuovo il 99,9% di chance di portarla a casa, il che suona più come una sentenza che una sicurezza, anche perché i Broncos sono la squadra che segna di più negli ultimi quarti (65 punti prima di ieri). Sorpendentemente, San Diego colpisce per prima, grazie ad un safety. I Chargers però non ci stanno e decidono di complicarsi la vita: fumble sul successivo punt avversario e TD di Fowler. Quando Denver riconquista di nuovo palla, Trevor Siemian manderebbe CJ Anderson in TD, ma un’ennesima penalità (alla fine 12 per 103 yard) philip-rivers.gifriporta la palla ovale fuori dalla red zone. San Diego non riesce comunque a mantenere il possesso e riconsegna la palla a Denver, che mette altri tre punti sul tabellone. A questo punto siamo al -8 e Denver tenta il tutto per tutto con un onside kick. McManus era 0 su 5 in carriera, ma ovviamente il sesto è quello buono. Le telecamere indugiano su coach McCoy, un uomo che già assapora l’ennesimo miracolo sportivo ai suoi danni. In quegli attimi di sconforto, McCoy avrà certamente pregato gli dei del football e la sua preghiera non li ha lasciati indifferenti: infatti, l’Hail Mary di Siemian è fuori misura e le saette vincono 21-13. Pericolo scampato e festa grande in città. Rivers diventa il nuovo recordman per yard lanciate, superando l’Hall of Famer Dan Fouts. Per questa settimana, gif di gioia per Phil.

KAP-POTTO – Dopo l’ennesima debacle patita contro i Cardinals, coach Chip Kelly aveva ufficialmente staccato la spina all’esperimento Blaine Gabbert e promosso il tanto discusso Colin Kaepernick al ruolo di QB titolare per la domenica successiva. I dieci giorni di tempo fra una partita e l’altra hanno permesso non solo a Kap di monopolizzare gli snap in allenamento, ma anche al management dei San Francisco 49ers di ristrutturare il contratto del suddetto QB. In breve, invece della naturale durata fino al 2020, Kap può fare opt-out dal contratto già a fine anno o aspettarne la fine, scalata di tre anni al 2017: se riuscirà a produrre prestazioni notevoli, questo andrà a suo vantaggio. Di contro, i Niners non saranno tenuti a versare i $14.5M garantiti in caso di infortunio. A sua volta, Kap ha firmato una polizza di $7.5M per prevenire l’evenienza. Tali precauzioni erano quantomai necessarie, dovendo affrontare una difesa dei Buffalo Bills che non indossa certo i guanti di velluto quando affronta i QB avversari (3° per QB hits) e che prima di domenica aveva messo a referto 17 sack (poi diventati 20, 4° in NFL). La partita non ha avuto storia (45-16): gli uomini di Rex Ryan sono una delle squadre più calde della lega, venendo da 4 vittorie di fila. Kaepernick ha giocato la partita che ci si aspettava, ovvero con parecchia ruggine, ma in ogni caso di una spanna superiore al miglior Gabbert. Alla fine, le cifre a referto dicono 13 su 29, per 187 yard (più altre 66 corse), 1 TD e 0 INT. Una pur decente prestazione offensiva da parte della franchigia californiana non è stata aiutata da una difesa colabrodo (soprattutto) contro le corse. LeSean McCoy ha potuto assaporare la vendetta a lungo sognata contro l’ex coach Kelly: Shady ha corso per 140 yard e 3 TD. 

(FROM) ‘BOYS TO MEN – La partita più intrigante del weekend di NFL era senza dubbio quella che metteva di fronte i Dallas Cowboys, l’attacco numero 1 su corse e i Green Bay Packers, la difesa numero 1 nello stesso settore. Ad andare più a fondo, era possibile vedere come tali cifre fossero almeno in parte esagerate. L’attacco di corsa guidato da Ezekiel Elliott vantava 546 yard accumulate fin qua, ma contro Cu7XpdYUsAUXNgb.jpgavversari non irresistibili (i Giants, 15° della lista, sono di gran lunga la difesa meglio attrezzata di tutte le squadre affrontate). Allo stesso modo, la leadership di Green Bay era figlia di avversarie inconsistenti nelle corse: Jags, Vikes, Lions e Giants sono 23° o peggio in quel settore. Oltre a ciò, il match-up fra i QB era la storia nella storia: tutti si chiedevano, riuscirà Aaron Rodgers a ritrovare lo smalto perduto? Incontrerà Dak Prescott un’avversaria che ne ridimensionerà l’efficacia? La storia recente vedeva i padroni di casa favoriti, coi Cowboys vincitori a Lambeau l’ultima volta nel 2008, il primo anno dell’era post-Favre. Le risposte sono arrivate già dal primo drive, condotto con precisione chirurgica da Prescott e finalizzato con sei punti da Beasley, il suo target preferito. Prescott col suo 163° passaggio rompe il record di Brady per passaggi tentati senza intercetti, ma al 177° la striscia termina. La partita vive di tanti errori, spesso individuali: entrambi i QB commettono dei fumble, e se la scarsa mira di Rodgers non è aiutata dai drop dei suoi ricevitori e dallo zoppicante Eddie Lacy, le disattenzioni e le penalità non consentono a Dallas di prendere il largo. Tuttavia, l’ultimo drive texano del primo tempo è una delizia per gli occhi, con Prescott capace di mandare Butler in TD con 5 passaggi per 97 yard in soli 34 secondi, con la connivenza di una decimata secondaria avversaria già orfana di Sam Shields. Gli errori di Rodgers si accumulano drive dopo drive, e persino il pubblico di casa col palato fine sommerge di booo i propri beniamini. Dopo cinque settimane, finalmente Rodgers trova il primo TD in un secondo tempo, ma Dallas è avanti e non si volta più indietro. Finisce 30-16. last-league_pg_600.jpgRodgers resta al centro di un periodo profondamente negativo che dura dalla week 8 della stagione scorsa: da allora il QB è 24° su 30 pari ruolo per percentuale di passaggi a segno. Il 58% attuale è il suo più basso in carriera, come lo sono anche le yard per passaggio, le yard per partita e il suo passer rating. Da novembre ad oggi, le cifre dell’ex MVP sono in linea con quelle – credeteci o no – di Johnny Manziel!  Per quanto riguarda i Cowboys, Prescott chiude con 18 su 27 per 247 yard, 3 TD e 1 INT, mentre il compagno di merende Elliott fa registrare 157 yard, dopo che la difesa formaggiosa ne aveva concesse fin lì meno di 43 di media alle precedenti avversarie. Prescott supera a pieni voti l’esame di Lambeau e il vento che soffia in Texas suggerisce che il rookie resterà al suo posto anche dopo la bye week, pronto ad affrontare l’altro rookie Carson Wentz in un acceso scontro divisionale fra due settimane.

QUALCUNO VOLÒ SUL NIDO DEL CUCULO – Matt Ryan e i caldissimi Atlanta Falcons, dopo aver superato entrambe le finaliste al Super Bowl dell’anno passato, erano attesi dalla prova del nove contro gli altrettanto scoppiettanti Seattle Seahawks. L’attacco di Atlanta sta vivendo un momento stellare, essendo primo in NFL per punti, yard totali, yards lanciate di media a partita e yard per play. Nell’altra metà del campo ad attenderli erano Richard Sherman e la miglior difesa nelle stesse caselle statistiche. Se nel caso dei Packers la miglior difesa su corse non ha retto all’urto di Elliott, quella di Seattle ha respinto Atlanta dopo una lunga e sofferta partita. Nonostante le 335 yard lanciate da Ryan e i 3 TD, il front seven dei Seahawks ha tenuto a sole 50 yard combinate il duo Freeman-Coleman. La sfida fra volatili è stata un’altalena di emozioni, prima con Russell Wilson a far spiccare il volo ai suoi grazie al 17-3 del primo tempo, salvo poi venire ingabbiato in un parziale di 21-0 nel terzo quarto. A dare il colpo d’ala definitivo è un TD di Christine Michael, che, complici anche un rocambolesco intercetto di Thomas e una palese pass interference di Sherman non punita dagli arbitri, consegna la partita a Seattle (26-24). Per la squadra di casa è la conferma che la flessione iniziale è solo un ricordo, mentre la franchigia della Georgia riceve comunque buone indicazioni, su tutte quella di poter competere alla pari con la crème della NFC.

IM-BURFICT SEASON – Il Gillette Stadium era vestito a festa per dare il bentornato a casa a Tom Brady, e il 39enne QB non ha deluso le attese. In un’altra partita diretta da vero condottiero sul cavallo bianco, Brady ha registrato 29 completi su 35 lanci tentati per 376 yard e 3 TD. I Cincinnati Bengals hanno retto finché hanno potuto, ma hanno infine dovuto alzare bandiera bianca, cedendo ai New England Patriots per 35 a 17. La vera storia della partita però non è una singola giocata spettacolare o un gesto atletico prodigioso, quando invece gli alterchi fra l’attacco dei Pats e Vontaze Burfict. Il 26enne linebacker si è reso protagonista di due gravi episodi scorretti, assestando un colpo diretto sulle ginocchia di Bennett – peraltro su un lancio non diretto a lui – e calpestando volutamente Blunt al termine di burfict-goes-low-on-bennett.gifuna mischia di cui non era nemmeno parte. Nonostante la giovane età, Burfict non è nuovo a gesti sporchi come questi: l’anno passato un’altra scorrettezza costò ai Bengals un match già vinto contro Pittsburgh. Sotto di un punto con 22 secondi sul cronometro, gli Steelers avevano la febbrile necessità di conquistare terreno per calciare il FG della vittoria. Il lancio di Roethlisberger per Brown fu fuori misura, ma come un treno arrivò Burfict a livellare il WR con un durissimo contatto in piena testa. 15 yard di penalità e partita consegnata agli odiati rivali. Brown dovette saltare la successiva partita per la commozione cerebrale subita, nonostante Pacman Jones insistesse che il ricevitore avesse confezionato una grossa messinscena. La scorrettezza costò a Burfict le prime tre gare di quest’anno e, in quanto recidivo, la lega potrebbe decidere di appiedarlo per una gara o due. Come se Cincy avesse bisogno di ulteriori danni da aggiungere ad una prima parte di stagione al di sotto delle aspettative.

MIRACLE IN MIAMI II L’unica buona notizia per i Pittsburgh Steelers è che, come loro, tutte le squadre della NFC North hanno perso – Baltimore 23-27 coi Giants, Cleveland 26-28 contro Tennessee, mentre dei Bengals abbiamo già detto. Per il resto, un disastro su tutta la linea nella sconfitta a sorpresa 30-15 contro i Miami Dolphins. Le’Veon Bell, che aveva una media di 105 YPG, è stato tenuto a 53 da una difesa dei Dolphins che di media ne aveva concesse 150.8, il numero più alto in NFL. Parlando di RB, Jay Ajayi con 117 yard totali in stagione era il “primatista” per Miami: ne ha accumulate 204 solo ieri pomeriggio. La domenica in Florida era cominciata bene per gli uomini in nero e oro, con un TD di Heyward-Bey di 60 yard su un end around. A metà secondo quarto la notizia peggiore di giornata: su una play-action Ben Roethlisberger si infortuna al ginocchio e, per aggiungere al danno la beffa, lancia un comodo intercetto al Pro Bowl safety Reshad Jones, che a sua volta non finirà la gara per un infortunio alla cuffia dei rotatori (stagione in forse). Miami si trova così in controllo della partita, arrivando all’intervallo lungo in vantaggio per la prima volta in stagione. Di lì in poi un solido Tannehill ha fatto affidamento su Ajayi per chiudere i conti. Come nella precedente sconfitta contro Philly, il flop della difesa è andato di pari passo con quello dell’attacco: nonostante la O-line di Miami sia una delle più porose (al punto che LT e LG titolari di settimana scorsa sono state tagliate per scarso rendimento), nessun sack è stato messo a referto contro Tannehill. Statistica che alimenta il pensiero di chi sostiene che gli Steelers siano sopravvalutati. Lunedì Big Ben è andato sotto i ferri per riparare il danno al menisco del ginocchio sinistro. I tempi di recupero sono incerti, ma è confermato che il QB salterà l’attesissimo big match contro Brady di settimana prossima. E proprio dai Pats (e dai Cowboys, avversari in week 10) gli Steelers avrebbero dovuto imparare la lezione e tutelarsi con un backup QB migliore di Landry Jones – 58% di passaggi completati e passer rating di 77.3 l’anno scorso come rimpiazzo di Big Ben. Cifre da far vomitare anche un duro come Lawrence Timmons…

SUPERMAN (IT’S NOT EASY) – I Carolina Panthers sono sempre più nel baratro dopo la sconfitta coi Saints per 41-38, con un record che a 1-5 li vede nella stessa fossa comune di Jets, Bears e 49ers. Se da queste tre squadre era facile attendersi un’annata negativa, nessuno poteva immaginare una tale flessione da parte dei campioni in carica della NFC. L’anno scorso partirono 6-0 e sfiorarono la perfect season, quest’anno la loro stagione può tranquillamente considerarsi conclusa. Difatti, dopo una partenza di 1-5 solo i Bengals del 1970 giunsero ai playoff partendo da un simile handicap. E se è vero che è inutile piangere sul latte versato (leggi la mancata riconferma di Josh Norman), sarebbe almeno decente da parte del uomo simbolo dei Panthers di comportarsi in maniera degna. Dopo le copiose critiche piovutegli addosso per lo stesso comportamento tenuto dopo il Super Bowl L perso contro Manning, Cam Newton sta ripetendo il copione. Domenica, infatti, alla sua intervista post-partita – della durata di 90 secondi – ha risposto ai giornalisti con monosillabi e frasi vuote come Schermata 2016-10-17 alle 22.28.18.png“Just trying to find a way to win the football game” e “Next question.” Di base, ognuno dovrebbe avere il diritto di esprimere il proprio disappunto in qualunque modo ritenuto opportuno, ma se in passato le vittorie sono state condite con balletti, dab e danze coreografiche in faccia agli avversari, Newton dovrebbe almeno avere la decenza di metterci la faccia e assorbire il colpo, invece di tirare giù la saracinesca e andarsene via. Gente come Bill Belichick e Gregg Popovich, oltre che essere stati capaci di raggiungere il successo – e, ancora di più, mantenerlo – non hanno mai deriso gli avversari e per questo si sono “meritati” il diritto di apparire rudi e scontrosi con la stampa dopo una sconfitta. Superman ha molto da imparare da quei due umani.

MVProf

P.S. Questa settimana, per motivi di salute, il collega non è stato in grado di fornire il consueto vademecum per le partite della week 6; da settimana prossima si tornerà al solito formato. E a proposito di bolla33, il suo team mi ha rotto le ossa nella lega fantasy che abbiamo in comune. Ma è normale: quando Mariota e Beckham combinano da soli per 76 punti, c’è solo da raccogliere i cocci e prepararsi alla sfida di settimana prossima.

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