7 a settimana – week 7

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Ogni settimana tratteremo sette spunti di riflessione più o meno seri donatici dalla National Football League

UN CALCIO ALLA GIUSTIZIA – La week 7 non era ancora iniziata che già una notizia aveva scosso il mondo della palla ovale. Josh Brown, kicker dei New York Giants, si è ritrovato al centro di una bufera per la diffusione di alcune sue dichiarazioni passate in cui ammetteva gli abusi fisici e psicologici ai danni dell’ormai ex moglie. La storia di Brown non è affatto nuova, né nei tempi né negli sviluppi: il giocatore viene arrestato nel maggio 2015 per maltrattamenti nei confronti della moglie, dalla quale divorzierà poco dopo. L’NFL conduce le sue indagini senza esiti particolari e alla fine di esse decide di comminare al giocatore una sospensione di un solo turno, contrariamente al nuovo regolamento da poco varato dal commisioner Roger Goodell, che invece ne prevederebbe sei. Ma c’è di peggio. Un giornalista di Deadspin riesce ad avere facile accesso al fascicolo relativo al caso Brown dallo stato di Washington e diffonde estratti della deposizione del giocatore. Eccone un paio di grande effetto. “I became an abuser and hurt Molly physically, emotionally and verbally.” “I viewed myself as God basically and she was my slave.” La lega cade dal proverbiale pero e sospende in via precauzionale il giocatore. josh-brown-081916-getty-ftrjpg_7vtdmj53qn381208le25klz6r.jpgCiò che è grave è che un qualunque giornalista sportivo sia riuscito ad ottenere verbali che la NFL, ufficialmente, aveva fatto di tutto per ottenere. Non fosse che lo sceriffo della cittadina di Washington dove Brown era stato arrestato ha dichiarato che la NFL si era solo fatta sentire una volta via mail e senza nemmeno identificarsi ufficialmente. Parliamo della stessa NFL che ha speso milioni su milioni in avvocati e consulenti per il Bountygate, il Deflategate e il caso di bullismo Martin-Incognito. Parliamo della stessa NFL che, prima del nuovo regolamento, aveva sospeso Ray Rice per due gare con la stessa accusa. Josh Brown non solo ha evitato in qualche modo di essere soggetto al giro di vite, ma ha addirittura pagato meno rispetto a Rice. Diversamente dalle questioni di campo, di droga e di guida in stato di ebbrezza, la NFL nella persona di Goodell pare non considerare la violenza contro le donne una fattispecie altrettanto rilevante. Nemmeno quando, cinicamente, avrebbe potuto “crocifiggere” un semplice kicker e far sì che servisse da esempio anche per le grandi star. E ora, in virtù del nuovo materiale pubblicato (come già accaduto dopo che era emerso su TMZ il video di Rice che colpiva con un pugno la compagna in ascensore) la lega, incapace di agire sul momento, deve reagire con enorme ritardo. Martedì, dopo le parole di supporto al giocatore proferite da coach McAdoo e dal presidente John Mara, Brown è stato tagliato, come per lavarsene le mani ed evitare di dare ai Giants un ulteriore danno d’immagine. Per tutti i personaggi coinvolti, mettere una pezza non sarà abbastanza: ogni credibilità residua è del tutto svanita.

ROMO CITTÀ APERTA (MA QUALE?) – L’emergere di Dak Prescott di settimana in settimana sta convincendo tutti: fan, analisti e coaching staff. Ha fatto marcia indietro persino il boss, Jerry Jones, che pure aveva espresso la propria intenzione adamantina di riproporre Tony Romo come titolare dei suoi Dallas Cowboys non appena smaltito l’infortunio. Infortunio e Romo sono parole che si abbinano come pane e Nutella: storicamente vanno di pari passo e hanno enormemente influito sulla carriera del giocatore. Lo spessore della sua cartella medica è a dir poco preoccupante. Nel 2010 si lussò una spalla, che lo costrinse a saltare 10 gare. Nel 2013 Romo arrivò nei pressi della linea del traguardo, ma proprio alla penultima partita della stagione si procurò un’ernia del disco che lo costrinse ad un’operazione chirurgica. L’anno dopo subì un secondo infortunio alla schiena, con frattura del processo traverso. Durante la stagione 2015 si ruppe una clavicola: il disastro dei suoi rimpiazzi (vedi Matt Cassell) portarono la squadra ad affrettarne il rientro, che finì col causargli una ricaduta. L’ultimo grave incidente quest’anno, stavolta in preseason: un sack di Thomas Davis colse Romo di sorpresa, che nuovamente si infortunò alla schiena. La prognosi di 6-10 settimane aveva fatto a molti archiviare in anticipo il fascicolo relativo ai Cowboys edizione 2016 – ma non avevano fatto i conti con Prescott, che di settimana in settimana sfoggiava prestazione da vera star. Al che la narrativa è passata da “Cosa fare di Prescott quando tornerà Romo?” a “Cosa fare di Romo ora che è arrivato Prescott?” Relativamente a possibili trade, si sono fatti alcuni nomi. I Jets, che sono meno peggio di quanto la situazione QB suggerisca (vedi sotto), i Broncos, la-sp-tony-romo-thomas-davis-20151126.jpgpur con Elway storicamente poco propenso a investire grosse cifre in investimenti ad alto rischio (e le prestazioni di Osweiler confermano la bontà della sua scelta) e i Dolphins, poiché il capitolo Tannehill sembra al crepuscolo. Personalmente, nessun team mi sembra più adatto dei Rams. I motivi sono vari: innanzitutto l’upgrade istantaneo rispetto a Case Keenum (8 TD e 10 INT) e la possibilità di sfuggire al fisheriano record di 7-9 o 8-8; vista la schedule della seconda parte di stagione, solo Pats e ‘Hawks sembrano avversari fuori portata con Romo in squadra. Per di più, Romo potrebbe essere un mentore importante per Jared Goff, prima scelta assoluta all’ultimo draft e ancora desaparecido nella panca losangelena. Infine, metterebbe i Rams sulla mappa della NFL: d’accordo che passare da St. Louis a Los Angeles è un upgrade automatico, ma l’appeal del team è ancora viziato dalla mediocrità della precedente incarnazione missouriana. Anche solo aumentare le entrate in merchandising e il numero di fan sarebbe così disprezzabile? Dal canto loro, i Cowboys accoglierebbero volentieri una scelta al draft (4° o 5° giro?) in cambio del 36enne, così come i Pats nel 2001 approfittarono dell’esplosione del giovane Brady per scambiare il 29enne Drew Bladsoe con una prima scelta o come più di recente gli Eagles hanno fatto spazio a Wentz spedendo Bradford in Minnesota per una prima scelta. Tuttavia, rinunciare a Romo vorrebbe dire esporre nuovamente i Cowboys  alla loro maggiore debolezza, ossia la mancanza di un backup di valore. Dovesse Prescott subire un calo fisiologico o un infortunio, Romo sarebbe il miglior rimpiazzo possibile. Quindi meglio per tutti aspettare la fine della stagione: se per allora i servizi di Romo non saranno più richiesti, l’addio sarà la soluzione più logica.

SPECIALISTI POCO SPECIALI – Seattle Seahawks e Arizona Cardinals si sono trovati di fronte domenica in uno scontro divisionale che prometteva fuoco e fiamme per il futuro della NFC West. In realtà, la partita è stata tutt’altro che emozionante per la quasi totalità dei 60 minuti, tranne quando, a fare notizia, sono stati gli errori degli special team di entrambe le squadre. Durante il 2° quarto, quando Arizona si apprestava a calciare il secondo field goal di giornata, Bobby Wagner con un salto ha bypassato il long snapper avversario e bloccato il calcio, impedendo la segnaturac1de6ae4-998e-11e6-b9de-3fae119ddaf3-780x491. Nel 4° quarto Seattle ha poi bloccato anche un punt, recuperando palla in zona insidiosa, ma portando a casa solo i 3 punti del pareggio. A quel punto le due squadre sono andate all’overtime. Di nuovo gli attacchi hanno fatto cilecca ed entrambi si sono d0vuti accontentare di altri due FG per 3 punti a testa. Nel finale, Arizona con una buona giocata di Palmer si è portata in red zone e si è preparata a calciare il FG della vittoria, ma il kicker Chandler Catanzaro da sole 24 yard ha centrato il palo di sinistra. Mentre coach Arians bestemmiava in turco, coach Carroll già pregustava lo sgambetto. Wilson con un buon drive ha apparecchiato la tavola al fidato kicker Stephen Hauschka, che però da 27 yard ha mancato l’appuntamento coi pali – e non di poco. Risultato finale 6-6 e pareggio che in NFL è più raro della cometa di Halley. Se c’è una cosa che gli americani non concepiscono, è proprio il pareggio: per loro DEVE esserci un vincitore e DEVE esserci un perdente. Chi pareggia è lasciato sgomento: ha fatto poco per vincere o abbastanza per non perdere? La vicenda ha scatenato le ire del noto opinionista sportivo Skip Bayless, che dal suo nuovo talk show su FS1 ha lanciato l’accusa. Basta con i kicker e i punter! Loro non sono nemmeno veri giocatori di football e bisogna abolire il loro ruolo. In un certo senso, è la dura legge del kicker: se porti a termine il tuo compito nel modo giusto, nessuno ti ringrazierà; se sbagli, puoi ritrovarti senza lavoro nel giro di un giorno. Il buon Skip ha però la memoria corta o più semplicemente è in malafede. Adam Vinatieri, 43enne kicker dei Colts, con i suoi FG nei secondi finali ha regalato ai Patriots ben due Super Bowl in tre anni e proprio domenica contro i Titans ha calciato con successo il 43° FG consecutivo, record assoluto della NFL. adam_vinatieri_2005_10_30.jpgOltre al pessimo tempismo di Skip per denigrare indirettamente un monumento vivente come Vinatieri, egli sembra aver suggerito che esista un prototipo unico di giocatore di football. Ma quale sarebbe? L’accurato, ma fragile QB? Il veloce, ma leggero WR? Il mastodontico, ma lentissimo uomo di linea? E negli altri sport, non esistono forse giocatori specialisti? Nella pallavolo, in partite tirate, gli allenatori inseriscono sempre un giocatore ottimo in ricezione per recuperare palla, ma non contano certo su di lui per schiacciare o murare. Nel calcio, i giocatori di alta statura vengono spesso messi nei momenti chiave del match per fare da sponda in attacco o aiutare la difesa sulle palle inattive. E la lista potrebbe andare avanti, coi rim protector del basket (Andrew Bogut), i battitori designati del baseball (‘Big Papi’ Ortiz) o i centroboa della pallanuoto (Elisa Casanova). Insomma, ogni sport ha specialisti in ogni ruolo e sminuirne alcuni membri denota una grave miopia. Anche perché, tornando a domenica, l’alternativa qual era? Finire 0-0?

FUNERALE VICHINGO Il Power Ranking di settimana scorsa ci aveva visto giusto: i Minnesota Vikings non sono ancora pronti per essere eletti a regina della NFC. La sconfitta (21-10) contro i Philadelphia Eagles di domenica che costa l’imbattibilità ne è la riprova. Per carità, perdere con gli Eagles in trasferta con una squadra falcidiata dagli infortuni ci sta e non è ciò che fa salire Minnie sul banco degli imputati. In generale, tuttavia, si è trattato di una prestazione mediocre contro una squadra buona, ma non eccellente, in una partita che nessuna delle due squadre sembrava poi tanto convinta di voler vincere. In quella che doveva essere la sfida fra il passato e il futuro di Philly, nessuna delle due squadre può dire di essersi fatta l’ultima risata. Tanti i momenti chiave del match, ma dovendo sceglierne uno, la scelta ricade su uno dei turnover. Già, uno dei tanti – ben 5 – che si sono succeduti uno dietro l’altro, in un tragicomico primo quarto domenicale. L’intercetto di Sandejo porta a 9 il totale stagionale in appena 6 partite, segno che la difesa non ha perso colpi durante la settimana di stop. Il problema, semmai, nasce dal ritorno di tale intercetto, col safety che, invece di puntare all’angolo sinistro, image006si infila nella tonnara al centro del campo. Sam Bradford ha subito dopo restituito palla ai padroni di casa, lanciando il primo intercetto in maglia viola – sì figlio della pressione della difesa, ma anche a causa di un lancio senza senso nel traffico della end zone. Se Sandejo avesse ritornato l’intercetto per 6 punti, la partita avrebbe senz’altro assunto un percorso ben diverso, anche perché con un Carson Wentz da 16 su 28 per 138 yard, 1 TD e 2 INT la difesa vichinga ha dormito sonni tranquilli. Anche la difesa aquilina coordinata da Jim Schwartz ha fatto ottime cose, forzando 4 palle perse per i Vikings che in 5 partite ne avevano persa una sola (mezza, se si considera che era un fumble “rifumblato”). Il nuovo LT Jake Long ha ancora molta ruggine da grattar via e domenica ha offerto una prestazione colpevolmente negativa – alla Matt Kalil, per intenderci: dal suo lato sono arrivati due fumble persi di cui l’ex Dolphin è il diretto responsabile. Se la solida difesa e la claudicante O-line (6 sack concessi domenica) erano, nel bene e nel male, acclarate certezze, tradisce in maniera insolita lo special team, che prima su kickoff permette un ritorno in TD di ben 98 yard e poi, quando è il turno di Sherels di restituire il favore, commette fumble e mette il chiodo sulla bara degli ospiti. Dopo tanto equilibrio e tanti errori, sono le giocate che tagliano le gambe ai vichinghi. Il funerale vichingo è servito.

BARBA VERDE –  Se i New York Jets non esistessero, dovrebbero inventarli. In un mondo senza i Browns, probabilmente la franchigia meno nobile della Grande Mela sarebbe la vera barzelletta della NFL. Pensi Jets e in automatico rivedi il Buttfumble di Sanchez, ma ora la situazione da comica sta diventando tragica. Partiamo da due settimane fa: dopo l’ennesima prestazione inguardabile BLL33.gifdi Ryan Fitzpatrick, Brandon Marshall dichiara ai microfoni la sua fedeltà a capitan Fitz e si dice pronto ad affondare nella nave con lui. Dopotutto se al tempo dei Bears aveva difeso Cutler, perché non difendere a spada tratta anche l’irsuto Fitzpatrick? La risposta è nella partita successiva in Arizona, dove il QB produce 174 yard, 0 TD e l’immancabile intercetto (l’11° in stagione, il numero più alto in NFL). Geno Smith entra in garbage time, ma coach Bowles si dice certo della conferma di Fitz. Marcia indietro clamorosa in settimana e redini affidate la domenica successiva a Smith, famoso – più per quel poco fatto in campo – per la scazzottata nello spogliatoio che gli provocò la frattura della mandibola ancor prima di iniziare la stagione 2015. Domenica contro i Baltimore Ravens Geno parte bene, i Jets come collettivo molto meno: TD subìto in apertura dopo che la palle scivola fra le mani del punter e viene ricoperta dai Ravens in end zone per 6 punti facili facili. Il disastro sportivo di Geno si consuma a metà secondo quarto, quando un sack subito gli provoca un infortunio al Schermata 2016-10-20 alle 00.17.31.pngginocchio. Torna il dimenticato Fitz e porta la squadra al successo insperato. Il post-partita è, se vogliamo, anche più assurdo dei fatti che hanno portato ad esso. Geno si becca via Twitter gli improperi di Joe Namath per non essere rientrato in campo; peccato che il mancato rientro non sia dipeso da Geno, ma dai dottori. Una risonanza ha infatti evidenziato la rottura del legamento crociato anteriore. Stagione finita. Fitzpartick intanto dal podio parla ai giornalisti del suo stato emotivo assai compromesso, in un mix di rabbia e frustrazione, avendo percepito la mancanza di fiducia da parte di coach e GM. Sfogo comprensibile: non è facile condividere il luogo di lavoro con chi ti ha appena declassato. Certo, ci sarebbe da aggiungere che una carriera con record di 45-66-1 di per sé non induce a riverenze e inchini… Senza i Jets in città, molti giornalisti dedicherebbero più tempo agli stenti dei Giants, ma questo è un discorso a parte.

L’EFFETTO CHEERLEADER ROVESCIATO – L’Università della California a San Diego ha teorizzato – e Barney Stinson ha confermato – che esiste il cosiddetto “effetto cheerleader.” In base ad esso, le persone tendono a risultare più attraenti di quanto non siano singolarmente se poste all’interno di un gruppo con caratteristiche fisiche simili (vedi foto per conferma)detroit-lions_pg_600.jpg. In NFL, tuttavia, sto rilevando l’insorgere di un effetto simile, ma alla rovescia: ci sono alcune squadre che hanno record perdenti, sembrano allo sfascio e nel fondo delle rispettive division fino a ieri… ma che in realtà, prese singolarmente, hanno il loro perché. Partiamo dai Miami Dolphins, che si rifanno il trucco con le divise throwback che tanto piacciono al vostro blogger preferito e battono i Buffalo Bills (28-25). Dopo l’exploit di settimana scorsa contro Pittsburgh, Jay Ajayi replica la precedente prestazione mostruosa con altre 200+ yard e 1 TD. Ryan Tannehill produce meno yard per aria di quante non ne produca il solo Ajayi, ma non commette errori e subisce un solo sack dalla prepotente difesa bovina che tanti danni aveva fin qui inferto ai QB avversari. La bada di Rex Ryan non riesce a distanziare le inseguitrici, ma finisce anzi per perdere terreno dai Patriots, prossimi avversari della week 8. Partita nella quale con ogni probabilità mancherà LeSean McCoy, già in forse per un problema al tendine riaggravatosi in partita. Come se servisse dare ai Pats un ulteriore vantaggio. Lo sapete ormai, i San Diego Chargers sono la squadra simpatia di questo blog. Dopo l’inizio da Profondo Rosso, le saette erano attese dall’impervia scalata della cima Ryan-Jones, conquistata con un poderoso allungo finale, stavolta ad opera – e non ai danni – della compagine californiana. Gli Atlanta Falcons si sciolgono dopo le buone prove dell’ultimo mese, confermando i grossi dubbi di chi non vede come contender credibile chi schiera una difesa che concede a Rivers e Gordon (recordman della lega con 10 TD) 426 yard totali e che ha concesso almeno 26 punti in 6 partite su 7 fin qui giocate e almeno 30 in 4 di quelle. San Diego ringrazia e passa al per prima traguardo in overtime (33-30). A seguire sono i Detroit Lions, che – alla faccia delle altre con record perdente! – sono ora 4-3 dopo la partenza 1-3. Bisognava dar retta a Matthew Stafford quando diceva che l’assenza di Calvin Johnson aveva reso migliore lui come QB e di riflesso l’intera squadra. In assenza di un ricevitore mastodontico com’era Megatron, jacksonville-jaguars_pg_600.jpgi Lions hanno trovato altri modi per competere. Si può poi vincere o meno, ma fin qui hanno sempre chiuso le loro partite con 7 punti o meno di distanza dagli avversari. Stavolta un TD di Anquan Boldin con 16″ da giocare condanna allo stop i Washington Redskins (20-17) reduci da 4 successi di fila. Dallas (in bye) e Philly ringraziano. A concludere la sezione, due parole sui Los Angeles Rams: quando leggi le statistiche di un QB e leggi 4 INT, capisci che la permanenza in campo di quel giocatore è ormai conclusa. In realtà LA, in visita nel regno di Sua Maestà la Regina, resta per tre quarti in partita contro i Giants, salvo poi buttare via tutto. Dopo una prestazione che non lo ha fatto sfigurare davanti al ben più quotato Eli Manning, Keenum ha lanciato prima due intercetti che dalle mani del suo ricevitore sono finiti in mano agli avversari, poi uno con una lettura assai rivedibile, e infine un quarto su madornale incomprensione col ricevitore che fa fluttuare un pallone comodo comodo in grembo a DRC per chiudere i conti (17-10). Come si dice in gergo, anche stavolta a Keenum è mancato il centesimo per fare la lira.

FANTAFOOTBALL – Notizia del lunedì sera: Arian Foster si ritira dalla NFL. Il mio duo di RB titolare per la stagione doveva essere formato da lui e Adrian Peterson, ancora adesso fuori per il grave infortunio subito in week 1. Accendete un cero alla Madonna per me, ne ho bisogno.

MVProf

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