Oggi nella Storia dello Sport – Malice at the Palace

AP PACERS PISTONS S BKN USA MI

19 novembre 2004: va in scena al Palace of Auburn Hills tra Pistons e Pacers la più grande scazzottata che l’NBA abbia mai visto

Sono ormai passati dodici anni da quel 19 novembre 2004. Di fronte a circa 22mila fan si giocava nella periferia del Michigan una delle prime gare della stagione NBA 2004-05 e lo scontro fra Detroit Pistons e Indiana Pacers era già un match di cartello fra due superpotenze dell’Eastern Conference. Infatti Indiana era in cerca di rivincita, dopo che nel tardo maggio dello stesso anno i Pistons li avevano eliminati in sei gare nelle finali ad est, per poi laurearsi campioni NBA ai danni dei Lakers. Indiana aveva tutte le carte per giocarsi un’altra chance per il titolo e Detroit era nuovamente sulla loro strada. La partita arrivò alle fasi conclusivi senza particolari sussulti, anzi, si prospettava una comoda vittoria ospite, anche se nessartest-1.jpguna squadra aveva tirato i remi in barca, coi titolari ancora sul parquet. Il punteggio era 82-97 per i Pacers a 45.9 secondi dalla fine. Quella sera, il cronometro non scoccò un solo secondo in più.

Ben Wallace riceve in post spalle a canestro, si gira e va per l’appoggio facile a canestro, ma Ron Artest è di diverso avviso. Pur di non concedere un canestro tanto agevole – quanto inutile ai fini del risultato – colpisce Big Ben con l’avambraccio verso la testa. Il fallo non è eccessivamente duro, più stupido che violento. Wallace dal canto suo la prende malissimo e spinge Artest a due mani con forza, facendo indietreggiare il giocatore di diversi metri. I giocatori di entrambe le squadre vengono a contatto: mentre l’altro Wallace, Rasheed, (proprio lui!) tenta di fare da pacere da una parte, dall’altro lato della mischia Stephen Jackson sfida apertamente Rip Hamilton a singolar tenzone mettendosi in posizione pugilistica con la guardia alta. Nessuno coglie l’invito e la rissa si spegne in fretta. O almeno così pare. Per isolarsi dal mucchio e calmarsi, Artest si sdraia sul tavolo dei commentatori e si infila le cuffie per parlare con gli analisti dall’altra parte del cavo. Ma più che parlare con altre persone, avrebbe dovuto parlare coi suoi demoni interiori, perché di lì a poco si sarebbe scritta una pagina indelebile di storia: quella personale di Artest, quella dei Pacers e dell’intera NBA.

Mentre Reggie Miller cerca di calmare Artest, un bicchiere mezzo vuoto di Coca Light lanciato per sfida da uno spettatore di nome John Green colpisce in pieno petto Artest. Come testimoniato dallo stesso Miller, in quel preciso istante egli vide Artest passare da Bruce Banner all’Incredibile Hulk. Assatanato come non mai, Artest si lancia sugli spalti in cerca di vendetta con furia cieca. Talmente cieca, che colpisce per errore un altro uomo, Michael Ryan, che egli riteneva responsabile del lancio. A quel punto è il caos. Stephen Jackson segue il compagno sugli spalti e comincia selvaggiamente a picchiare chiunque gli si pari di fronte. Nel mentre, alcuni fan si riversano sul campo, ma mal gliene incoglie: ad attenderli c’è Jermaine O’Neal, che dai suoi due metri e undici li stende come birilli e per poco non fa finire la rissa in tragedia. Gli arbitri fischiano la fine in anticipo, il pubblico fischia fragorosamente, le donne guardano inorridite e i bambini piangono. I giocatori dei Pacers vengono trascinati negli spogliatoi dal coaching staff, e nel tragitto vengono fatti oggetto di lancio di birra, popcorn e perfino una sedia. I presenti coinvolti loro malgrado attestano che quel giorno ebbero 635517770727380009-CXX-ARTEST-XX-3871211.JPGla sensazione di dover lottare per la propria vita per uscire interi dal Palace. Artest, in chiaro stato di trance, chiede a Jackson negli spogliatoi: “Pensi che finiremo nei guai?” Replica di Jackson: “Saremo fortunati se domani avremo ancora un lavoro.”

Quello che segue il cosiddetto Malice at the Palace è quasi un bollettino di guerra: nove spettatori feriti, di cui due finiti all’ospedale, cinque fan banditi a vita dall’arena e accusati di aggressione e percosse, così come altri cinque giocatori, che evitano la galera con la condizionale. La punizione del commissioner David Stern è di quelle che fanno giurisprudenza: nove giocatori sospesi per un totale di 146 partite e circa $11M di stipendi andati in fumo. Chi fu colpito più duramente fu Artest (86 partite), seguito da Jackson (30 partite), O’Neal (15 partite) e Ben Wallace (6 partite). Diversi giocatori furono sospesi una gara per aver lasciato le rispettive panchine, con l’eccezione di Tayshaun Prince, che saggiamente rimase al suo posto. Questo in osservanza del regolamento che infligge in automatico una gara di sospensione a qualunque giocatore lasci la panchina durante una partita. Il provvedimento era entrato in vigore esattamente dieci anni prima, quando nel 1994 Jo Jo English e Derek Harper se le diedero di santa ragione al Madison Square Garden sotto gli occhi di un esterrefatto commissioner Stern.

Nonostante la severità delle sanzioni imposte dallo stesso Stern al seguito della rissa del Palace, c’è chi sostiene che colui il quale pagò il prezzo più salato fu Reggie Miller. L’Hall of Famer era alla sua ultima stagione NBA, nella quale sperava di raggiungere quel titolo NBA che i Bulls di Jordan gli avevano sempre precluso. Ma con il team decimato per gran parte della stagione, le ambizioni di gloria andarono in fumo. Curiosamente, Pistons e Pacers si riaffrontarono ai playoff, stavolta in semifinale, e di nuovo i Pistons ne uscirono vincenti, salvo poi essere battuti nelle Finals dagli Spurs in sette gare. Le carriere di molti dei giocatori coinvolti subirono un profondo cambiamento: oltre al già citato ritiro di Miller, di lì a poco il team venne smantellato, con Jackson finito a Golden State, JO a Toronto e Artest a Sacramento. Su quest’ultimo ci sarebbe materiale per un blog monotematico. Di lui si possono dire tante cose: dal folle Ron Arest scaturirono personalità multiple, come il più temperato, ma fumantino Metta World Peace e il giocondo amico dei panda, passando da atti al limite del criminale fino all’agognata conquista di un titolo NBA in maglia Lakers, coi proventi del suo anello battuto all’asta devoluti ad associazioni che si occupano di malattie mentali. Negli ultimi 12 anni ci sono state altre risse fra uno o più giocatori su un parquet NBA, ma mai nessuna rissa da allora può reggere il confronto di quella passata alla storia come La Rissa (The Brawl).

MVProf

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