Le avventure acquatiche di Odell Beckham

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Odell Beckham jr e i ricevitori Giants: come un viaggio a Miami ha cambiato il volto della stagione della squadra newyorkese per il peggio

Ci eravamo andati vicini. Nel momento del kickoff di Green Bay PackersNew York Giants tre dei quattro pronostici di settimana scorsa erano stati presi, azzeccando peraltro l’esatto score di Pittsburgh e mancando quello di Seattle si appena due punti. Mai davvero in discussione i successi di Texans, Steelers e Seahawks: l’ultima partita della quadrilogia del primo weekend di playoff 2017, almeno, ha regalato dosi abbondanti di pathos.

Che la partita promettesse male per i newyorkesi lo si era capito dalle prime fasi, coi drop dei ricevitori, l’infortunio di Rodgers-Cromartie e l’incapacità dell’attacco di chiudere drive importanti in end zone, dovendosi invece accontentare di due miseri field goal. I Packers però sono restati sotto il fogliame del sottobosco wisconsiniano: hanno chiuso il primo quarto a -8 – inteso come yard, ma forse anche come temperatura – ma hanno trovato due morsi letali per due TD spezza-ginocchia. Il secondo vale un minimo di approfondimento, poiché trattasi di Hail Mary di Aaron Rodgers da metà campo. Fedeli alla regola del nascondere il fischietto negli ultimi secondi di una (metà) gara, gli arbitri si sono persi una palese pass interference su Eli Apple, che però mai avrebbe dovuto concedere a Randall Cobb di scalargli alle spalle e 5872f23f123cc.image.jpgacchiappare comodo comodo la preghiera di A-Rod. Fermo immagine. Qui i Giants hanno perso la partita, dopo i primi due quarti da loro dominati sui due lati del campo. 

Di quello che è accaduto nel secondo tempo non vale la scrivere – basti una parola: mattanza. Il finale è infatti di 38-13. Ma facciamo indietro tutta. Prima ancora dell’Hail Mary, un altro episodio – o meglio il ripetersi di un episodio – ha condannato i pur gagliardi Giants. Parliamo dei drop dei ricevitori newyorkesi. Una delle letture che settimana scorsa avevo fornito della gara era la possibilità per il dinamico corpo di ricevitori ospiti di approfittare di una più che sospetta secondaria in maglia verde. La partita ha raccontato la storia opposta e non per meriti dei DB formaggiosi, quanto piuttosto per il tracollo fisico ed emotivo dei WR Giants. In un mondo ideale e democratico, tutti i ricevitori dovrebbero essere sbeffeggiati allo stesso modo, perché a non riuscire a ricevere palloni già fra le mani sono stati Odell Beckham jr (3), Sterling Shepard (2) e Will Tye (1). Domanda retorica del mese: fra questi tre, chi è la faccia della franchigia? Chi vende più maglie? E molto più banalmente, voi fan saltuari del football
quale di loro avete sentito anche solo nominare? Indovinato, Beckham.

rawA tenere banco nei giorni immediatamente precedenti alla partita è stata la notizia che Beckham e tutti gli altri ricevitori della squadra avevano speso il loro lunedì libero a far baldoria a Miami. E come spesso accade quando un gruppo di multimilionari fanno festa, non hanno esattamente tenuto un profilo basso. Sono emersi come funghi video di Snapchat all’interno di una discoteca, in cui anche Justin Bieber si è unito al gruppo dei newyorkesi. Se siete fan di Biebs niente di male, ma se siete prima di tutto fan NFL sapete che il cantante platinato tende a portare rogna agli atleti che frequenta nel privato. Ma vero manifesto della scorribanda nel sud della Florida è stata la foto in cui tutti i ricevitori posano con aria da duri su uno yacht con look discutibile: niente maglia, jeans lunghi e Timberland. Quasi la copertina di un album rap. Ora, si parla di ragazzi per lo più ventenni e quello che fanno nel loro giorno libero è totalmente a loro discrezione. Con un piccolo grande caveat. In un’epoca in cui si sente spesso ripetere he la percezione e la realtà sono la stessa cosa, i giocatori non solo hanno dato l’idea di chi preferisce farsi una vacanza invece che prepararsi ulteriormente nel fisico e nella mente, ma di chi volutamente ostenta questa filosofia spaccona. Infatti loro non sono stati paparazzati, perché non ce n’era bisogno: sono stati loro i primi a diffondere le immagini e a far sapere al mondo dov’erano e cosa facevano.

Se l’esibizione di menefreghismo non fosse stata sufficiente, gli stessi giocatori hanno voluto alzare la posta, entrando per il riscaldamento a petto nudo.C1q6HIJVQAEaJNx.jpg Facile immaginare il pensiero dietro a questo gesto: nella tundra del Wisconsin o sotto il sole di Miami noi siamo dei duri e niete ci può spaventare. Come si suol dire, più sono grandi, più rumore fanno quando cadono – il botto è stato sentito da costa a costa. Beckham ha droppato il primo passaggio perfettamente lanciato verso di lui, poi di nuovo uno in end zone che avrebbe dato ai suoi 6 punti e infine un altro ancora. Mai nella sua carriera aveva droppato tre passaggi in una partita. I media, bontà loro, li aspettavano al varco, Beckham in particolare. Vinci la partita e dimostra a tutti che riesci a bilanciare lavoro e divertimento, perdi la partita e preparati a fungere da capro espiatorio. Abbiamo detto 38-13, no? Ecco, barrare opzione B. Sarebbe comprensibile che l’importanza del palcoscenico possa far tremare le ginocchia e che la durezza di un pallone quasi congelato renda le ricezioni complicate. Ma fu lo stesso OBJ tempo fa a dichiarare che se puoi toccare il pallone, allora lo puoi anche ricevere. Più sono grandi…

In conclusione, serve però una precisazione. La vacanza a Miami ha fatto droppare ai ricevitori tutti quei palloni? Assolutamente no, quelli sono solo due eventi in correlazione. Ma che la pressione – volutamente – portata su di sé dalla diffusione delle immagini abbia portato a una maggior difficoltà di performare è quasi ovvio. Specialmente dopo il primo drop, tutti i giocatori avranno pensato “Oh, oh.” Ad ulteriore riprova, i due migliori ricevitori di domenica sono stati King e Tye, nessuno dei quali aveva ricevuto l’invito per la festa. Sarebbe ingenuo leggerci della casualità invece che della causalità. La carriera di Beckham potrebbe risentire temporaneamente del contraccolpo e per un po’ sarà il bersaglio preferito di meme e prese per i fondelli; in generale, però, questo incidente di percorso non intacca il status di top 5 fra i ricevitori NFL. Ma da domani… ehm, da settembre prossimo non basteranno altre spettacolari ricezioni a una mano per lavare l’onta. Nessuno si è mai sognato di contestarne le doti atletiche, ma quelle mentali (già esposte nei suoi precedenti alterchi con OBJ-bangs-head-e1483927493255.pngJosh Norman, Xavier Rhodes e la rete da kicker) sono e saranno sotto esame finché lui non tornerà ai playoff, e magari con un profilo più basso, dimostrerà il suo valore anche su quel palcoscenico.

Per carità, tenere un profilo basso non è obbligatorio. Anzi, i grandi del passato di ogni sport hanno fatto dell’arroganza virtù. Ad esempio, come non ricordare Michael Jordan che tira un libero con gli occhi chiusi per schernire quello sbarbatello di Dikembe Mutombo, o Larry Bird che comunica con preavviso al suo difensore, Xavier McDaniel, l’esatto punto in cui riceverà palla e come gli segnerà in faccia. Risultato in entrambi i casi? *Ciuff* E come non citare il più grande di tutti, Muhammad Ali, che prima di affrontare – e sconfiggere – Sonny Liston aveva detto che dopo averlo battuto lo avrebbe usato come zerbino per la sua nuova casa. Nessuno di questi atleti si sono permessi di dare aria alla bocca prima di avere sia una solida reputazione, sia le qualità per far seguire i fatti alle parole. Prima che OBJ possa ambire a questo livello di eccellenza, però, dovrà fare ancora parecchia gavetta. E magari prendere le sconfitte con più filosofia invece che prendere a pugni e testate il muro dello spogliatoio. Ricordate la vicenda di Amar’e di qualche anno fa? Temperamento fumantino questi atleti newyorkesi.

MVProf

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