Warriors-Cavs: la serie a distanza

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Chi ha convinto di più in questa prima metà dei playoff?

Con la vittoria per 121-95 di lunedì sera a Salt Lake City, i Golden State Warriors hanno concluso la serie contro gli Utah Jazz con un perentorio 4-0. Dall’altra parte del continente, i Cleveland Cavaliers hanno riservato lo stesso trattamento ai Toronto Raptors, anch’essi eliminati in quattro partite in una serie parimenti poco competitiva. Giunti quasi a metà di questi playoff, entrambe le squadre possono vantare un record combinato di 8-0. Nel primo turno, sia i Cavs che i Dubs hanno inferto un ulteriore sweep all’avversaria di turno, rispettivamente gli Indiana Pacers e i Portland Trailblazers. Si tratta della prima volta assoluta nella storia dei playoff NBA che due squadre iniziano i playoff col record combinato di 16-0 in un serie al meglio delle sette partite. Ora entrambe le squadre potranno riposare fino a lunedì prossimo, mentre Celtics-Wizards e Spurs-Rockets, entrambe sul 2-2, stanno dando vita a serie tanto emozionanti quanto potenzialmente pleonastiche. Tutto pare – e non da oggi – predisposto per il terzo atto fra queste due superpotenze della lega, che a giugno potrebbero affrontarsi per la terza volta in altrettanti anni. In questa partita a scacchi a distanza, chi ha impressionato di più?

I Cleveland Cavaliers hanno iniziato questa postseason con un grande interrogativo: riusciranno a “schiacciare l’interruttore” dopo una seconda parte di regular season assai sottotono? Fin qui la concorrenza è stata tutt’altro che agguerrita, ma il primo turno contro Indiana non è stata una passeggiata nel parco. I Cavs hanno battuto i Pacers con uno scarto medio di 4 punti, senza scordare che all’intervallo lungo di Gara 3 erano sotto di 25 punti. A salvare la patria, ancora una volta, è stato LeBron James. Se Isaiah Thomas è l’MVP emotivo di questi playoff, LBJ è senza timore di smentita quello tecnico. The King ha condotto in porto la dm_170402_nba_cavs_pacers.jpgrimonta dal deficit più largo della storia dei playoff e concluso con un tabellino monstre: 41-13r-12a. In una postseason condita di triple irridenti, tiri di mancina e record frantumati (con 5777 punti, LeBron è il nuovo secondo miglior realizzatore della storia dei playoff, con davanti solo il G.O.A.T.), è chiaro che LBJ non ha più nulla da dimostrare a nessuno. La grandezza del #23 è come il potere: logora chi non ce l’ha. Ha logorato Paul George, in procinto di lasciare l’Indiana, e il suo presidente Larry Bird, dimessosi dal suo incarico. LBJ agisce addirittura a distanza, avendo indirettamente provocato un ennesimo terremoto societario ad Atlanta, dove Mike Budenholzer si dimesso dalla presidenza pur restando come coach. Se il re non si discute, tuttavia i suoi Cavs dovrebbero essere rinviati a giudizio: sebbene l’Offensive Rating sia salito di ben quasi 6 punti (da 113.6 in stagione a 119.4 ai playoff), quello difensivo è migliorato di un punticino soltanto (da 110.3 a 109.3). Insomma, fin qui è bastato farne qualcuno in più dell’avversario, ma non è detto che il giro di vite sarà automatico nel momento in cui ciò si rivelerà strettamente necessario.

Dalla parte opposta del Paese, i Warriors stanno vivendo un periodo di grazia simile, ma non del tutto identico. Nel primo turno, i Dubs hanno raso al suolo le speranze di Portland, sconfitta con una media di 119.5 punti a partita e 18 di media di scarto. Nonostante le grandi aspettative del concittadino Damian Lillard, si tratta del secondo anno consecutivo che i Blazers vanno a sbattere sulla diga dei Warriors, tanto che in un’intervista Dame ha apertamente parlato di ossessione nei loro confronti. Nel secondo turno, a Utah sono serviti 119 minuti (ovvero due partite e mezzo) per mettere il naso avanti col punteggio, salvo poi essere castigata da un Kevin Durant sugli scudi con 38 punti e 13 rimbalzi. L’assenza di KD in tre vittorie su quattro9624086-nba-preseason-portland-trail-blazers-at-golden-state-warriors-1.jpg al primo turno ha dato via ad una narrativa piuttosto tendenziosa sulla possibilità che i Warriors siano una squadra migliore senza KD. In una sera in cui gli Splash Brothers hanno combinato per 7 su 29 dal campo e 3 su 15 da tre, il peso specifico di Durant è emerso nella sua interezza. Se i Warriors vogliono il secondo titolo in tre anni, la presenza dello Slim Reaper è imprescindibile. Nella partita successiva, i Jazz sono tornati a non condurre la gara nemmeno per un solo istante. La panchina, che sembrava il tallone d’Achille della squadra, si sta dimostrando una solida certezza: oltre che coi veterani Iguodala e Livingston, la vera sorpresa è JaVale McGee. In seguito al parapiglia mediatico con Shaq, il centro giramondo è diventato una pedina insostituibile, uno vero e proprio shottino di energy drink che comanda il pitturato nella dozzina di minuti a gara sul parquet. Chi invece in panchina non si vede più e rischia di non recuperare in tempo per le Finals è Steve Kerr, ancora alle prese con i postumi di una maledetta operazione chirurgica alla schiena di quasi due anni fa. Nonostante una macchina bene oliata come i Dubs possa essere manovrata senza troppi problemi da Mike Brown, l’assenza del timoniere titolare potrebbe rivelarsi deleteria nei momenti chiavi dei playoff.

Insomma, Cavs e Warriors stanno marciando spedite verso il loro rendez-vous su binari quasi paralleli. Per dare un’idea della supremazia assoluta di entrambe, per i Cavs gli sweep sono una scelta ponderata, la soluzione più logica per controllare il dispendio delle energie in attesa delle Finals. Allo stesso tempo, in trasferta nello Utah, i Warriors si sono detti delusi dall’assenza di vita notturna, quasi a dimostrare come i 96′ di basket da giocare a Salt Lake City siano meno di un viaggio d’affari, una pura formalità che necessita qualche distrazione. In conclusione, a livello di collettivo, i Warriors si sono dimostrati veri e propri schiacciasassi, non concedendo nemmeno le briciole agli avversari e vincendo sei gare su sette in doppia cifra. Come singoli, però, LeBron sta viaggiando in una galassia parallela nota a lui soltanto e non pare destinato a tornare sulla terra a stretto giro. Ebbene, Warriors e Cavs, pur con i loro fin qui trascurabili difetti, si preparano per una resa dei conti che promette spettacolo. Che vinca il migliore!

MVProf

 

 

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