Dollarumma

Schermata 2017-06-19 alle 21.07.16Così i tifosi milanisti stanno cominciando ad apostrofare il loro probabile ex-portiere: tutti i retroscena di una trattativa che sta lasciando strascichi polemici enormi

Il calcio d’estate, notoriamente avaro di emozioni se non con l’avvicinarsi della chiusura del mercato estivo, ha in questi giorni regalato un colpo di coda inaspettato. Gianluigi Donnarumma, portiere titolare del Milan delle ultime due stagioni, avrebbe dichiarato la sua intenzione di non rinnovare il contratto in scadenza a giugno 2018. La nuova dirigenza rossonera formata da Fassone e Mirabelli avrebbe proposto al proprio tesserato un contratto di cinque anni a €50M lordi, per una cifra annuale netta sui €5M, bonus inclusi. Secondo alcune indiscrezioni, alla base del mancato accordo ci sarebbe la volontà dell’entourage del portiere di inserire una o più clausole nel contratto, che libererebbero Donnarumma in caso di offerte congrue al suo valore. In molti però hanno visto dietro questo colpo di scena l’opera di Mino Raiola, l’agente del giocatore. Il Milan, data la necessità di prepararsi per i preliminari di Europa League, aveva fissato per il 15 giugno la data decisiva per le trattative. Lo scopo era quello di normalizzare una situazione che appariva comunque tranquilla e farlo prima dell’Europeo Under 21 e del ritiro del Milan previsto per il 3 luglio. L’incontro però, non solo non ha prodotto una firma, ma addirittura una profonda frattura fra le parti. La conferenza stampa indetta da Fassone non lascia spazio a dubbi di sorta:

“Mino Raiola mi ha comunicato la decisione di Donnarumma di non rinnovare. E’ una decisione definitiva. Confidavamo molto che Gigio fosse il portiere del nuovo Milan, il pilastro su cui costruire ma dobbiamo rivedere le nostre valutazioni. Questa decisione, presa dal giocatore col suo procuratore, ci amareggia ma andiamo avanti, il Milan va avanti.”

La sua storia al Milan parte nel 2013 con le giovanili, poi nel 2015 il salto in prima squadra e promozione a titolare ai danni di Diego Lopez. Nei due anni passati come titolare fra i pali del Milan, Gigio ha fatto parlare di sé e non a vuoto: in quell’arco di tempo egli è secondo in Serie A come percentuale di parate (75%) e quest’anno è stato terzo in Serie A per partite chiuse da imbattuto (12). Il giovane è passato da sconosciuto a nome fra i più chiacchierati in un paio d’anni e, anche se il Milan attuale non può assicurargli di competere a stretto giro per trofei e vetrine prestigiose, alla fine del quinquennale proposto dal Milan egli avrebbe comunque appena 23 anni e quindi non sarebbe nemmeno nella fase apicale della carriera. Nel palmarès vanta per ora una sola coppa, la Supercoppa Italiana soffiata anche grazie a lui alla Juventus a Doha. Vale forse ancor di più il prestigio di aver indossato la fascia da capitano a soli 18 anni, privilegio nemmeno accarezzato a quell’età da bandiere come Baresi o Maldini. Sempre contro i bianconeri – ironia della sorte ora possibile pretendente – si ricorda il bacio alla maglia in direzione della telecamera, gesto visto oggi come falso e privo di valore. Fatto per di più allo Juventus Stadium, la casa di Gigi Buffon, lui sì simbolo di fedeltà vera, disposto anche a scendere in B per la fede nei suoi colori. I tifosi milanisti ricorderanno forse una altro bacio da Giuda, quello dato da Andriy Shevchenko alla maglia del Chelsea durante il suo esordio coi Blues – da lì in poi, Schermata 2017-06-19 alle 19.03.18però, poche gioie per l’ucraino. L’effetto domino del rifiuto di Donnarumma è stato incredibile, bombardato e minacciato sui forum, sui social e anche in campo, col lancio di banconote verso la sua porta nella partita contro la Danimarca.

Chi rimprovera il Milan di aver fatto passi falsi nella trattativa ammette implicitamente la propria cecità circa la situazione del recente passato rossonero. L’anno scorso non poteva esserci rinnovo, stante la posizione di instabilità del club. Ora, con la nuova dirigenza a seguire una filosofia di massima trasparenza in quanto a modi, tempi e cifre della trattativa, è diventato difficile per Raiola giocare a carte scoperte, specie per chi come lui agisce al suo meglio con bluff e pressioni. Tentennare fino a questo inverno avrebbe abbassato le possibilità del Milan di monetizzare, oltre che alzato quelle di creare un ambiente destabilizzato. Accusare il Milan di aver messo fretta ad un giocatore diciottenne proponendogli vagonate di milioni all’anno è un’affermazione che Raiola ha estratto dal cilindro, ma che non convince nessuno. Se è vero che il giocatore voleva più tempo a disposizione, questo mal si coniuga con la volontà di chi avrebbe in precedenza espresso la voglia di restare a lungo nella squadra che tifa fin da bambino. Al contrario, suggerisce che si tratti del comportamento di chi vuole restare alla finestra per ascoltare offerte più lucrose e rimangiarsi la parola data. Perché è questo che i tifosi non digeriscono. Non è tanto la partenza del giocatore in sé, specie perché in un libero mercato è giusto che ognuno doonnpensi ai propri interessi e i tifosi sono sempre stati i primi a riconoscere i recenti fallimenti della vecchia proprietà del Milan. Quello che addolora è il rimangiarsi la parola, il cercare soldi altrove e il sentirsi una superstar a 18 anni. Quale che sia il futuro del giovane portiere non è ancora dato sapere, ma la sensazione è che, a prescindere dalle tempistiche, questa vicenda porterà con sé parecchio scorie negli anni a venire.

Chi dà un lasciapassare a Gigio per la giovane età, punta il dito verso Raiola, la presenza che fa più rumore di tutti nell’angolo di Donnarumma. L’ultima volta che il suo nome saltò fuori nelle pagine di questo blog era per l’inchiesta sui procuratori nel calcio moderno. L’estate scorsa l’ex pizzaiolo curò il passaggio di Paul Pogba al Manchester United per la cifra record di €105M più bonus, di cui €25 dritti nelle tasche di Raiola per la sua consulenza. Dall’aver curato il passaggio di Nedved nel 2001 a quello (prossimo?) di Donnarumma, è stato calcolato che il super procuratore avrebbe intascato qualcosa come €500M in commissioni nell’arco di quasi due decenni. Molti di quei soldi sono arrivati dal girovagare senza sosta del gioiello della corona, quello Zlatan Ibrahimovic che ha giocato (e, a suo credito, vinto) con Ajax, Juventus, Inter, Barcellona, Milan, PSG, United e ora forse per una qualche squadra americana. Altri, come Mario Balotelli, girato altrettanto, ma vinto ben poco. I “mal di pancia” dei suoi assistiti sono manna dal cielo per Raiola, che incoraggiando il flipper dei suoi assistiti incassa una fetta per ogni transizione compiuta. raiola.magazine.ibra.pogba.donnarumma.750x450.pngScegliere Raiola come procuratore è forse una delle mosse più azzeccate per un giocatore, pronto ad assicurarsi guadagni rapidi e spesso oltre il proprio valore.

Tuttavia, al tempo stesso è uno di quei segnali che raccontano a società e tifosi di un giocatore più interessato ai soldi che alla storia. Nel recente passato, Marek Hamsik resta l’unico nome di livello mondiale ad aver rifiutato Raiola in nome del suo amore per Napoli. Non esiste attualmente un vero e proprio metodo per rompere questo loop tanto dannoso al calcio. I parenti-procuratori sono raramente in grado di gestire trattative tanto complesse senza supporto esterno e idem dicasi per i giocatori diretti interessati, addestrati poco e male a curare i propri interessi, ancor di più in giovane età. Favorire la mobilità dei giocatori contro il potere delle società è tutt’altro che un’idea sbagliata (si vedano i molti giocatori negli anni rimasti “prigionieri” di Lotito o dei Della Valle), ma invocare un’ideale attaccamento alla maglia nel calcio moderno è utopistico. Forse appare che il calcio stia passando da amorale a immorale, ma come sempre è il mercato a dettare legge nella sua ferrea amoralità, che appare negativa all’esterno specie quando la componente umana è poco lesta nell’arginarne la corrente prorompente. Nell’anno in cui Francesco Totti lascia la Roma dopo 25 stagioni consecutive passate con la lupa stampata sulla maglia giallorossa, ora Donnarumma appare destinato a passare da possibile futura bandiera a pedina di scambio, o mercenario, come definito da molti. La marea sta cambiando e bisogna decidere da che parte stare: c’è chi surfa sulla cresta dell’onda (forse per ricadere presto con fratture multiple) e chi resta sul fondo a meditare e mischiare l’acqua e le lacrime. Non esiste giusto e sbagliato. Voi da che parte state?

MVProf

 

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