Uomini che odiano le donne II

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Seconda parte dell’articolo sulla diatriba che, dallo stadio iniziale McEnroe vs Serena, riapre l’ancestrale diatriba fra uomini e donne nel mondo dello sport

(parte 1)

Dopo le prime due, altre “battaglie dei sessi” tennistiche sono andate in scena negli anni, sebbene sostanzialmente con lo spirito scherzoso di un match di esibizione quasi sempre vinto dalla parte maschile. Fra questi, vale la pena ricordare di quando nel 1998 Karsten Braasch sfidò entrambe le sorelle Venus e Serena Williams in successione. Queste avevano in precedenza dichiarato di poter battere qualunque tennista fuori dalla top-200 e Braasch, all’epoca #203, accettò la sfida. Dopo essersi scolato un paio di birrette e fumando un sigaro fra un cambio di campo e l’altro, questi liquidò Serena 6-1 e poi Venus 6-2. Le sorelle Williams corressero il tiro e abbassarono l’asticella ai tennisti dal #350 in giù. Da allora, non c’è traccia di ulteriori sfide ufficiali accettate dalla Williams, benché nel 2013 Serena e Andy Murray abbiano parlato via Twitter della possibilità di un match fra i due, nel quale, affermò la stessa Williams, dubitava di poter conquistare un singolo punto. A proposito della sfida mai concretizzatasi, in un’intervista al mitico Late Show di David Letterman Serena affermò che, secondo lei, tennis maschile e femminile erano due sport quasi totalmente diversi e che perciò contro Murray avrebbe perso con doppio 6-0 in 5 o 10 minuti. Dicendo che gli uomini servono più forte e giocano un tennis più fisico, Serena concluse il concetto affermando di essere ben lieta di giocare contro altre donne, così da evitare di venire imbarazzata. A distanza di qualche anno ora Serena pare essersi scordata sia della sua sconfitta contro Braasch sia delle sue stesse parole circa le differenze fra i due tipi di tennis.

Quanto detto da John McEnroe, dunque, non solo non andrebbe letto come offensivo, ma se anti-femminista deve essere etichettato, allora lo stesso deve applicarsi alle parole appena citate di Serena Williams. Sebbene non fosse nei piani di McEnroe fare paragoni fra generi, è per l’insistenza della Garcia-Navarro che McEnroe è dovuto entrare in questo circolo vizioso. E una volta dentro, bisogna essere intellettualmente onesti e dar conto dei numeri, che di certo sessisti non possono essere. Il libro dei record racconta di una distanza considerevole fra i record mondiali maschili e femminili. La seguente tabella prende in considerazione i record attuali (luglio 2017) per uomini e donne all’interno delle due principali discipline sportive in cui si possono registrare record assoluti e misurabili scientificamente:

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Chi ha criticato l’idea di McEnroe di un ampio divario fra tennis – e sport in generale – maschile e femminile dovrebbe avere il coraggio di sostenere che anche biologia e storia, volendo essere meticolosi, sono sessiste. Ma nessuno nel pieno delle proprie facoltà mentali affermerebbe ciò. Poiché spesso lo sport è questione di potenza fisica muscolare, gli uomini sono biologicamente avvantaggiati, essendo predisposti a sviluppare una percentuale maggiore di tessuto muscolare. Inoltre, gli uomini possono contare su una statura in media superiore, oltre a una minore massa grassa unita a una maggiore massa muscolare. Questo è vero a maggior ragione a livello professionistico, dove è lecito pensare che all’interno del medesimo sport uomini e donne ricevano sostanzialmente lo stesso tipo di allenamento, dieta e preparazione. Eppure il gap è evidente. Che si parli di record olimpici o, come in questo caso, mondiali, poco importa. Facendo un raffronto incrociato nessuno dei tempi da medaglia d’oro femminile avrebbe garantito una medaglia in campo maschile. Anzi, in molti casi non avrebbe nemmeno permesso l’accesso alla finale o addirittura alla semifinale.

Tornando al tennis, diventa più complicato tracciare una chiara linea di demarcazione fra uomini e donne. Prendendo in considerazione i pochi dati misurabili scientificamente, molti ricorderanno i servizi al fulmicotone Risultati immagini per andy roddick servedi Andy Roddick, tennista americano ritiratosi da qualche anno. Il suo record personale per il servizio più veloce ha toccato i 249 km/h. Una velocità pazzesca, ma che non rappresenta nemmeno il record assoluto in campo maschile. Fra le tenniste, Serena è quarta in questa graduatoria all-time con 206.4 km/h. Facendo una media dei dati raccolti negli ultimi anni all’interno dei quattro tornei principali del circuito ATP e WTA (Australian Open, Roland Garros, Wimbledon e US Open), emergono dati interessanti. Il sito Tennis iCoach ha misurato che in media la prima di servizio in campo maschile viaggia a 184.1 km/h, mentre in quello femminile a 158.5 km/h. Con la seconda la velocità scende rispettivamente a 150.4 km/h e 133.4 km/h. Tradotto, il primo servizio degli uomini è in media 25.6 km/h più veloce di quello delle donne e il secondo degli uomini, di 17.0 km/h a sua volta più veloce, è sostanzialmente alla pari della prima di servizio delle donne. Immaginare Serena o, per quanto vale, qualunque altra tennista, sottoposta a questi ritmi ad ogni singolo scambio contro ogni singolo giocatore in ogni singolo torneo è la ragione principale da cui deriva l’affermazione “controversa” di McEnroe.

Spiegata così, di controverso non rimane nulla. Ora, assodato che da un punto di vista pragmatico di uno-contro-uno sia storici che matematici il caso della Williams pare privo di fondamento, si può invece aprire una strada alternativa per elaborare il concetto di “migliore di sempre,” termine più nebuloso di quanto sembri. Basarsi sui soli titoli di categoria è sviante, altrimenti con questa logica i tre titoli WNBA di Diana Taurasi la renderebbero una cestista migliore di Steph Curry, per ora fermo a due. Al di là del genere e della bacheca, un altro grande ostacolo all’elevazione di uno sportivo come migliore di sempre è il tempo. Ad esempio, Babe Ruth è da molti considerato uno dei giocatori di baseball più forti di sempre, ma se impugnasse una mazza nel 2017 avrebbe molta difficoltà a rapportarsi con uno sport ampiamente mutato negli ultimi 80 anni. In tempi più recenti si è discussa a lungo e senza soluzione se la palma di migliore squadra di basket della storia fosse da assegnare ai Chicago Bulls del ’95-’96 o ai Golden VARIOUSState Warriors del ’15-’16. E poi ancora, Rossi o Agostini? Schumacher o Senna? Pelé o Maradona? Si è addirittura arrivati al massimo della baracconata nel far competere uno squalo bianco contro Michael Phelps nella Shark Week di quest’anno, in quella che è stata denominata la battaglia per la supremazia dell’oceano. Di dibatti illogici di questo tipo si sprecano all’interno di ogni sport.

Non esiste una formula magica che conti i successi, le medie punti, l’epoca storica, la tecnologia disponibile, la forza dei rivali e altre mille variabili più o meno lecite. Tuttavia, il requisito minimo affinché almeno all’interno di una singola epoca un atleta possa essere considerato il migliore è quello di battere sul campo i più forti fra i colleghi in attività. Concetto forse semplicistico, ma abbastanza concreto. Poiché né ora né in futuro Serena potrà sconfiggere chi come Federer, Nadal, Djokovic e tanti altri eccelle nel suo stesso sport, il discorso di migliore tennista assoluto – addirittura della storia – va archiviato senza appello. Il che comunque non toglie nulla alla grandezza di Serena come atleta. Questo tipo di discussioni andrebbero a priori lasciate ai tifosi del bar sport e non prese alla lettera o, ancora peggio, troppo sul serio. Lo sport femminile ha certamente grande necessità di pioniere come Billie Jean King e guerriere come Serena Williams, che sono state e sono tuttora fonte di ispirazione per un incalcolabile numero di ragazze che ogni giorno scendono su un campo in terra battuta, erba o cemento. Lanciarsi in paragoni azzardati con le controparti maschili rischia invece di produrre l’effetto contrario e far notare che, razionalmente, la storia insegna che nello sport un divario netto fra uomini e donne esisterà sempre, almeno fino a prova contraria. Invece che abbattersi e pensare di non avere chance di assurgere al rango di migliore di ogni epoca nel proprio sport, bisognerebbe in primis ricordare i valori alla base dello stesso, ovvero il divertimento, la sana competizione e il rispetto per sé e per l’avversario. Prima di sfidare il mondo intero per dimostrare di essere migliore degli altri, bisognerebbe puntare ad essere la versione migliore di se stessi. E già questo è spesso tremendamente difficile per molti.

Il vero disservizio in questo clima storico di malizia e maldicenza fra i due sessi è spesso fornito da chi le notizie, invece che limitarsi a riferirle, pretende di giostrarle a proprio piacimento. Ne sono un esempio giornaliste come la Garcia-Navarro o Amy Bass di CNN, che nel suo articolo di critica a McEnroe ha di fatto parlato di tutto meno che di sport, elencando invece i successi di Serena come donna, ancor prima che come atleta – di fatto eludendo il nucleo del concetto tecnico espresso da McEnroe. Loro hanno voluto vedere un uomo che toglieva legittimità ad una donna, ma la verità è che si tratta di una serie di donne che si ostinano a pensare che femminismo significhi identicità (quando non addirittura superiorità…) di un genere rispetto all’altro, quando invece dovrebbe puntare alla celebrazione delle proprie qualità, siano esse simili o contrapposte a quelle maschili. I giornalisti di sesso maschile, dalla loro, non sono da meno nel commettere grosse mancanze quando si tratta di parlare di sport al femminile con imparzialità. Quasi un anno fa C3S aveva censurato in uno dei primi articoli del blog (a rileggerlo ora siamo al “paleocene” come stile di scrittura, ma i concetti cardine di quell’articolo restano immutati) l’appellativo di atlete “cicciottelle” alle tiratrici dell’arco italiane fatto dal direttore del QS Giuseppe Tassi. Mentre lo sport evolve di generazione in generazione, pare invece che coloro i quali sono preposti a raccontarlo stiano subendo una tragica involuzione. Nel caso in esame, chi insinua che gli infiniti complimenti che Serena merita per una carriera stratosferica fatta di 72 tornei WTA vinti e 23 successi negli Slam siano in qualche modo sminuiti dal suo essere donna ha mancato clamorosamente il bersaglio. No, non si è mai trattato di un uomo che odiava una donna, ma di un ex atleta che ama e rispetta il proprio sport e quello che una vita di tennis gli ha insegnato.

MVProf

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