10 domande per questa offseason NFL – Parte II

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Con i team NFL che stanno iniziando il training camp in questi giorni, vediamo quali sono le domande più rilevanti che restano per ora senza risposta

Parte 1

6. Quando si risolverà l’impasse contrattuale di Le’Veon Bell?

Col sempre minor peso dato dalla posizione di running back a causa del rapido declino fisiologico degli stessi e della tendenza odierna di preferire i lanci ai ricevitori, Le’Veon Bell si è inventato per sé una duplice carriera. Nel suo ruolo principale, Bell è nel lotto dei migliori RB della lega, specie dopo una stagione chiusa al secondo posto con 105.7 yard di media a partita, unico giocatore assieme ad Ezekiel Elliot ad arrivare in tripla cifra. La sua arma in più, però, è venire utilizzato come WR. In questo ruolo ha registrato 75 ricezioni per 616 yard con una media di più di 51 yard a partita nel 2016. Fra tutti gli altri Steelers, solo Antonio Brown ha numeri migliori di lui come ricevitore. Tanta grazia però non viene senza scotto. In quattro anni da pro, Bell ha saltato 20 partite su 70 giocate dai suoi Pittsburgh Steelers, ovvero più di una partita leveon-bell.jpgogni quattro. Come sul campo Bell è una duplice minaccia, allo stesso modo doppie sono anche le insidie che lo attorniano. Dal punto di vista comportamentale, nel 2015 fu sospeso per guida in stato di ebbrezza e possesso di marijuana, e nel 2016 di nuovo subì una sospensione per aver fallito un controllo antidoping. Da quello fisico, nel 2013 subì un infortunio ad un piede, nel 2015 al crociato e nel 2016 all’inguine. Proprio quest’ultimo infortunio fu forse determinante per la stagione degli Steelers, poiché occorso nella partita di AFC contro i New England Patriots, poi vincitori del Super Bowl LI. Col contratto in scadenza, Bell ha scelto di non partecipare al training camp degli Steelers, in attesa di ricevere proposte per lui più consone. Il poter essere al tempo stesso un eccellente RB e un ottimo WR hanno indotto Bell a chiedere un contratto che lo compensi di conseguenza. Il che vuol dire voler essere pagato due volte, sia in quanto RB #1 sia come WR #2. Dal canto loro, gli Steelers fanno leva sui suoi problemi dentro e fuori dal campo per abbassare l’asticella. Con la carriera di Ben Roethlisberger agli sgoccioli, Bell e Pittsburgh hanno tutto l’interessa a trovare un accordo e prepararsi per il 2017, ma solo per le giuste cifre. Ad oggi, una risoluzione non sembra vicina.

7. Come reagiranno i Falcons dalla debacle del Super Bowl LI?

Peggio perdere un Super Bowl da 1 yard o dopo essere stati in vantaggio di 25 punti? La risposa è probabilmente soggettiva, ma se chiedete a Matt Ryan la risposta sarà immediata. Nell’anno dei vantaggi per 3-1 buttati alle ortiche, gli Atlanta Falcons si superarono, consentendo ai Pats di attuare una rimonta impossibile e vincere il Super Bowl LI. La vittoria sembrava talmente fuori portata, che pure il partigiano Boston Globe aveva già stampato il giornale del giorno dopo col titolo inequivocabile di “Un finale amaro.” Sul più bello, è parso evidente è che i Falcons abbiano fatto la scelta errata di continuare a contare sui lanci invece che affidarsi alle corse del duo di RB Freeman e Coleman. Si potrebbe perdere tempo a puntare il dito verso il responsabile delle controverse chiamate tra Kyle Shanahan (ora capo allenatore dei 49ers), coach Dan Quinn o Ryan stesso, ma sarebbe tempo perso. Quello che appare chiaro è che il QB sia ormai dal lato giusto del tunnel, avendo riguardato la partita C39QpG6VMAMTupA.jpgper tre giorni di fila già dal lunedì dopo il Super Bowl in cerca di insegnamenti e poi girato un meraviglioso spot per la Gatorade sulla sconfitta come motore per il riscatto. Nonostante la delusione patita, va detto che Matty Ice ha vissuto un 2016 stratosferico da 4944 yard e 38 TD, cifre coronate col titolo di MVP. Raccogliere i cocci di una sconfitta passata ai raggi x da tutti i media non sarà semplice, ma gli ingredienti ci sono tutti. La parola d’ordine di coach Quinn al training camp è stato “ottimismo,” sentimento da contrapporre alle scorie di quella sconfitta che molti Falcons avranno di certo ancora in corpo. Idealmente, in NFC i Falcons restano i favoriti per tornare al Super Bowl assieme a Seahawks, Packers e Cowboys. La storia però insegna che la chance del riscatto potrebbe non presentarsi nemmeno. In 51 anni di NFL, solo i Cowboys nel biennio ’71-’72 e i Dolphins in quello ’72-’73 furono in grado di vincere il SB l’anno dopo esserne usciti sconfitti. Più di recente, i Broncos possono fornire un esempio limite, avendo perso nel 2014 e vinto nel 2016. Al tempo stesso esiste anche lo scenario peggiore, rappresentato dai Panthers, i quali, sconfitti nel 2015 dopo una stagione da 15-1, si ripresentarono nel 2016 finendo 6-10. Fin quando i Falcons non torneranno in campo, resta troppo presto per capire se i il riscatto potrà essere realtà o meno.

8. È finalmente arrivato l’anno della svolta per i Browns?

A chiunque abbia un po’ di tempo basta una penna e un foglio di carta per passare in rassegna i draft degli ultimi 10-15 anni e stilare una lista dei talenti che i Cleveland Browns non hanno draftato contro i bidoni che si sono portati a casa. In tempi recenti il 2014 è stato il punto più basso, col CB Justin Gilbert e il QB Johnny Manziel selezionati al primo turno invece dei pari ruolo Jason Verrett e Derek Carr (senza contare che erano disponibili anche Odell Beckham jr., Jarvis Landry e Teddy Bridgewater.) Non è un caso che, dopo un paio d’anni che sembravano presagire ad una crescita della franchigia, nei due anni seguenti sono arrivate 4 vittorie a fronte di 28 sconfitte. Il 2017 è però iniziato sotto auspici ben diversi. Con la prima chiamata assoluta all’ultimo draft, i Browns hanno selezionato Myles Garrett, seguito da Jabrill Peppers e David Njoku, tre ottime scelte tutte al primo giro. Pur col disperato bisogno di avere un quarterback titolare per la stagione, la dirigenza ha resistito alla tentazione di lanciarsi subito img_8320.jpgalla ricerca di un QB, preferendo draftare quelli che erano i migliori atleti con maggiore prospettiva. Se è vero che la fortuna aiuta gli audaci, l’essersi ritrovati con l’ex QB di Notre Dame DeShone Kizer al secondo turno può essere considerato un altro successo. Attualmente, i Browns hanno in squadra un altro QB con una storia interessante. Lo scorso 9 marzo Cleveland ha ricevuto dagli Houston Texans Brock Osweiler, una 6° scelta al draft 2017 e una 2° a quello 2018 in cambio di una 4° scelta all’ultimo draft. La trade ricorda da vicino quanto spesso accade in NBA, ovvero una squadra che scarica un brutto contratto ad un’altra, ingolosendola con qualche zuccherino. Nel caso dei Browns, come formichine stanno accumulando a loro volta giovani e scelte al draft, che fra 2017 e 2018 saranno 22 in totale. È presto per dire come e quanto aiuteranno la causa, ma il cammino intrapreso dà la giusta dose di fiducia. Negli ultimi 25 anni, i Browns hanno accumulato solo due volte almeno 10 vittorie in una singola stagione e restano puntualmente fuori dai playoff dal 2002. No, il 2017 non sarà l’anno della redenzione, di grandi vittorie e di accesso ai playoff. Tuttavia, ci sono ottime possibilità che si tratti per davvero dell’anno zero su cui costruire un promettente avvenire.

9. Kap troverà lavoro?

A quasi un anno dall’inizio della sua protesta durante l’inno americano, Colin Kaepernick continua ad essere una figura ampiamente polarizzante. A prescindere dalle sue affermazioni in tema di politica o giustizia sociale, il pubblico ha sempre reagito in maniera spaccata, secondo linee ben demarcate di razza, età ed educazione. Ad oggi, Kap rimane free agent e il suo status di disoccupato è legato mani e piedi alla sua protesta e solo marginalmente alle sue prestazioni sul campo. Nel 2016 negli iper-disfunzionali San Francisco 49ers, Kap chiuse comunque la stagione con 16 TD e 4 INT: questo, unito al suo curriculum, basta a renderlo più qualificato di molti colleghi pagati profumatamente. Negli ultimi mesi alcuni team si sono detti interessati, ma non hanno mai portato offerte concrete. Coach Pete Carroll disse che ai Seattle Seahawks Kap avrebbe trovato uno spogliatoio pronto ad abbracciarlo, ma che non sarebbe successo perché è “troppo forte.” Poi è stato il turno dei Kansas City Chiefs, il cui proprietario Clark Hunt si è detto pronto a firmare Kap senza esitazione… se solo la posizione di QB non fosse già sistemata. Ultimi in ordine di tempo sono stati 1cdfff48b10967c0715c58842d1148d2_XL.jpgi Baltimore Ravens. Joe Flacco ha un problema alla schiena che potrebbe avere ripercussioni a lungo termine e il nome di Kap è emerso come rinforzo possibile per i corvi. Baltimore sarebbe una piazza ottima per l’ex Niner. La città, a maggioranza afroamericana, lo accoglierebbe come un eroe, un portavoce dei loro problemi emersi su tutti i media specie dopo l’assurda morte di Freddie Gray nel 2015. Dal punto di vista sportivo, il QB troverebbe una squadra più che decente e allenata da John Harbaugh, fratello del Jim Harbaugh che lo allenò a San Francisco. Nonostante la tessera sembri combaciare col resto del puzzle, ancora non se n’è fatto nulla. La franchigia negli ultimi giorni ha preferito mettere sotto contratto David Olson, giocatore di indoor football, e successivamente lo sconosciuto Josh Woodrum. È stato riportato da ESPN che il backup attuale di Flacco, Ryan Mallett, ha lanciato “almeno” 5 intercetti al camp e può dirsi tutt’altro che un solido rimpiazzo. Per tutte queste ragioni, mettere Kaepernick sotto contratto ha senso, ma la sensazione è che non avverrà. La ragione principale è che il proprietario dei Ravens, Steve Busciotti, ha discutibilmente asserito in un incontro coi fan di non credere che il giocatore possa aiutarli a vincere. Maniera semi-diplomatica per dire in realtà di non volersi alienare una grossa fetta di fan che settimanalmente gli rimpinguano il portafogli e che gli ha fatto capire che il giocatore è persona non grata. Questo mette realisticamente fine alla possibilità di vedere Kap in maglia viola. La ricerca di una squadra continua.

10. Tom Brady a 40 anni vincerà un altro titolo?

Tom Brady non conosce limiti. Il QB dei Pats ha vinto tutto in una carriera iniziata al numero 199 del draft e ormai arrivata al quinto anello. Quest’anno ci sarà un nuovo limite da abbattere, ben più insidioso della maledizione della copertina di Madden 18, che vedrà Brady protagonista della G.O.A.T. Edition. Dato conto nella prima parte di questo articolo (link) dell’inesorabile declino dei running back, questo non è altrettanto vero per i quarterback, la cui carriera può invece regalare le soddisfazioni maggiori ben oltre i 30 anni. Uno stile di gioco meno logorante fa sì che la data di scadenza dei QB si allunghi di molto: Troy Aikman lasciò i Cowboys a 34 anni, Terry Bradshaw a 35 e il trio Marino-Elway-Montana addirittura a 38. Pochi andarono oltre, specialmente con successo: le uniche eccezioni sono rappresentate da Peyton Manning e Brett Favre, i più “anziani” GettyImages_633958840_6axqhymq_zfnilei9.jpgin grado di vincere ai playoff, rispettivamente a 39 e 40 anni. Il 3 agosto Tom Brady compirà 40 anni e sarà il più vecchio giocatore NFL della prossima stagione (punter e kicker esclusi). Vegas dà ai Pats le chance maggiori di titolo, dandoli favoriti per 5 a 2, il che vorrebbe dire che Brady diventerebbe il più vecchio a vincere un anello. Per lui sarebbe il 6°, traguardo mai raggiunto da nessun giocatore di football. Gran parte della sua longevità è dovuta ad una cura maniacale per la sua persona, in primis per la sua dieta basata su verdura e fibre, e che non ammette cibi dannosi come pomodori, melanzane, caffè, latte né le temutissime fragole (no, sul serio, colpa degli zuccheri). Non è solo il suo chef che si deve adattare ai suoi bioritmi, ma anche la sua stessa squadra. Dopo aver stravinto regular season e postseason, i Pats hanno vinto anche l’offseason, portando a casa ottimi giocatori come Stephon Gilmore, Brandin Cooks, Kony Ealy e Dwayne Allen. In cambio, New England ha dovuto rinunciare ai giovani provenienti dalle scelte alte del draft, piccolo sacrificio da chi sa che deve spremere quanta più grandiosità da Brady fin che può. The G.O.A.T. ha la tavola apparecchiata per continuare a giocare e vincere ben oltre il 40° compleanno e al di là di quanto la storia insegna. Non ha più nulla da dimostrare, ma di certo questo non lo frenerà dal provarci.

MVProf

 

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