Cover Four – Week 5

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Ogni settimana tratteremo quattro spunti di riflessione più o meno seri donatici dalla National Football League

LA LEGGE DI NEWTON

Giovedì nel corso della conferenza stampa dei Carolina Panthers si è consumato uno spiacevole incidente con protagonista Cam Newton. No, per una volta non si trattava delle sue mise stravaganti. La reporter del Charlotte Observer Jourdan Rodrigue ha rivolto al QB una domanda tecnica su un suo compagno di squadra e il suo modo tosto di correre le tracce. La reazione immediata dell’ex MVP è stata quella di fare un risolino (già diventato un meme) e affermare di trovare “divertente sentire una femmina che parla di tracce.” Trattasi di quello che in inglese viene definito un backhanded compliment, ossia un insulto mascherato da complimento. Un po’ come dirsi sorpresi (e non felici) che sia andato a buon fine il colloquio di lavoro di quell’ amico a cui, peraltro, la barba sta davvero bene, perché nasconldcimwfi0jahh7ang8pj.jpgde quel naso aquilino. Il commento del QB è inappropriato a più livelli. In primis, fare domande di football è quello per cui la Rodrigue ha studiato ed è stata assunta. Inoltre, le giornaliste sportive di sesso femminile ormai sono presenti in ogni redazione, e hanno rappresentanti d’élite come Doris Burke, Rachel Nichols, Lisa Salters, Ramona Shelburne e tante altre. Newton ha fatto marcia indietro attraverso un video pubblicato sui suoi profili social, ma nel mentre le conseguenze si erano già palesate. La Danone ha interrotto la propria collaborazione col giocatore, mentre altri sponsor come Gatorade e Under Armour si sono dissociate dalle parole del loro testimonial, a cui non saranno perdonati altri passi falsi. I media poi non hanno risparmiato le critiche al giocatore, non nuovo ad uscite che sono perlomeno da classificare come insensibili e poco ragionate. Sconfitto al Super Bowl L, Newton non resistette sul podio delle interviste e se ne andò imbronciato. L’anno scorso poi, intervistato a proposito della protesta di Colin Kaepernick, se ne uscì con un fin troppo diplomatico “alla fine siamo tutti uguali.” Il commento fatto alla Rodrigue è quindi solo un ulteriore capitolo di quella che pare una legge matematica: com le parole Newton non sarà mai un MVP.

BIG BEN IS FALLING DOWN

Sapendo che domenica Blake Bortles avrebbe affrontato Ben Roethlisberger e che uno dei due avrebbe lanciato cinque intercetti, su quale dei due avreste puntato il dito? Se avete letto le ultime puntate di Cover Four di settimana scorsa, la verità può essere parsa un filo meno sorprendente. Settimana scorsa avevamo dato conto del calo verticale delle prestazioni del QB dei Pittsburgh Steelers, mentre in quella precedente si era detto di come i Jacksonville Jaguars diventassero una corazzata ogni volta che si trovavano a Londra. La combinazione di questi due fattori si è rivelata fatale per i giallo-neri. Non c’è altra spiegazione (il)logica che ritenere che giocare contro un giocatore soprannominato Big Ben deve aver risvegliato l’istinto londinese dei Jags, vittoriosi in trasferta per 30-9. La squadra della Florida haRisultati immagini per ben roethlisberger jaguars appunto intercettato Roethlisberger per in ben cinque occasioni. Suo malgrado, con due pick-six, questi è stato di gran lunga il miglior QB per i Jags, specie rispetto ad un Bortles fermo a 8 su 14 per 95 yard. Boutade a parte, ci sono diverse cause reali che hanno contribuito al periodaccio del due volte campione NFL. I primi segnali risalgono allo scorso anno, nello specifico ad un’intervista radiofonica in cui il giocatore aveva ammesso di stare considerando l’ipotesi del ritiro all’età di 35 anni. Questa mentalità si addice poco o nulla al quarterback della squadra sbandierata a lungo come la prima sfidante dei Pats in AFC. In secondo luogo, va sottolineato lo stato dello spogliatoio degli Steelers, letteralmente spaccato fra chi vuole protestare e chi no. E proprio la mancanza di leadership e un’eccessiva pluralità di voci è il terzo problema. Prima il rifiuto di Le’Veon Bell di partecipare al camp e poi la vera e propria sceneggiata sulla sideline di Antonio Brown di settimana scorsa. Con Bell fin qui assai inefficace, domenica Big Ben ha lanciato nella direzione di Brown ben 19 volte, forse anche in maniera volutamente provocatoria. Non deve quindi sorprendere che tre dei cinque intercetti siano nati da palloni forzati in direzione di AB84. Ecco forse come sono da interpretare le parole di resa nel post-partita di Roethlisberger: Pittsburgh è una polveriera su tutti i fronti e lui, semplicemente, “non ne ha più.”

NOW WATT?

Alla pila di infortuni alle star di primo piano riportate settimana scorsa si sono aggiunti altri nomi illustri in questo weekend. Due di loro sono una batosta per tutti i tifosi di football, perché riguardano giocatori che trascendono i colori della maglia. Se la caviglia fratturata di Odell Beckham jr non cambia molto per i piani stagionali dei New York Giants, la gamba fratturata di JJ Watt è una vera mazzata su più fronti. La carriera del giocatore degli Houston Texans è già stata piagata da molti infortuni. La lista completa racconta di problemi a ginocchia, gomito, mano, naso, schiena, quadricipite e inguine – infortuni che metterebbero ko qualunque altro mortale. Invece fino alla scorsa stagione Watt era riuscito a stringere i denti e rinviare gli interventi chirurgici a fine anno. Anche per questo, il defensive end si è guadagnato la reputazione di vero duro. Lo scorso anno, Houston Texans defensive end J.J. Watt (99) is helped off the field after he was injured during the first half of an NFL football game against the Kansas City Chiefs, Sunday, Oct. 8, 2017, in Houston. (AP Photo/Eric Christian Smith)però, un’ernia al disco ha richiesto un’operazione chirurgica dopo sole tre partite. L’infortunio alla gamba occorso nel Monday Night ha di nuovo concluso la stagione di Watt anzitempo. Dopo un biennio 2014-15 chiuso con la duplice vittoria del premio di DPOY, quello 2016-17 ha interrotto la stagione dopo sole  partite combinate. Cosa ne sarà allora del futuro di Watt e dei Texans? Watt è andato sotto i ferri per quattro volte in due anni e a 28 anni il recupero non potrà che farsi di volta in volta più lento e meno completo. Contrattualmente, ha firmato un contratto fino al 2021, ma con quest’anno ha incassato tutti i dollari garantiti e da qui in poi il taglio può essere una clamorosa, quanto realistica opzione per Houston. La squadra, a sua volta, ha già perso non solo Watt, ma anche due uomini chiave come Mercilus (out per tutta la stagione) e Cushing (sospeso per 10 partite). Questo snatura l’anima difensiva del team e rende ancora più gravoso il compito del rookie DeShaun Watson, il cui margine di errore si assottiglia drasticamente. L’unica nota positiva è che l’AFC South resta una division che procede col freno a mano tirato. L’avvenire di Watt e dei suoi Texans resta comunque davvero in bilico.

CONTROPROTESTA

La saga Trump vs NFL si arricchisce di un nuovo capitolo. Questa volta la faccenda incriminata ha avuto luogo alla partita fra Indianapolis Colts e San Francisco 49ers al Lucas Oil Stadium. La location non era casuale e non solo perché era la sera dedicata all’inaugurazione della statua dedicata a Peyton Manning. Spettatore d’eccezione del match è stato il vicepresidente americano Mike Pence, nativo dell’Indiana e tifoso Colts con un passato da governatore dello Hoosier State. Durante l’esecuzione dell’inno, rappresentanti di entrambe le squadre si sono inginocchiati come ormai avviene su quasi tutti i campi ogni fine Schermata 2017-10-11 alle 14.39.02.pngsettimana. Notato il gesto di protesta, Pence e signora hanno abbandonato lo stadio prima ancora del calcio di inizio. In seguito, dal suo account ufficiale Twitter @VP ha postato una serie di tweet in cui spiegava la sua scelta. “Né io né il Presidente Donald Trump onoreremo alcun evento che manchi di rispetto ai nostri soldati, alla nostra bandiera e al nostro inno.” Dallo studio ovale, Donald Trump ha applaudito il gesto, confermando i sospetti che fosse stato lui stesso a chiedere al suo vice di lasciare la gara in caso di proteste durante l’inno. Sebbene la sua sia stata a sua volta un tipo di protesta non violenta, fa comunque storcere il naso ogniqualvolta qualcuno protesti contro chi chiede più diritti per sé e la propria comunità. Per di più, non serviva il tweet di Trump per leggere nelle azioni di Pence un costoso stratagemma pubblicitario. Deve essere un bel lusso per la Casa Bianca aver licenza di usare i soldi dei contribuenti per pagare tutta la carovana che sposta e protegge il VP solo per organizzare quella che è sostanzialmente una pernacchia studiata a tavolino. È noto da tempo che membri dei Colts sono parte a tempo pieno della protesta e i Niners ancora di più, visto che è la squadra in cui Colin Kaepernick gettò il primo seme di pacifica ribellione. Dalla Casa Bianca è stato tutto studiato a tavolino per mandare a tutti i giocatori NFL un messaggio ben chiaro, purtroppo raccolto anche da quei proprietari che solo due settimane fa erano saliti sul carro di protesta contro Trump: o state in piedi o vi licenziamo. E la chiamano land of the free

MVProf

 

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