Il tramonto dei Phoenix Suns…ets

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La stagione 2017-18 è appena iniziata e i Phoenix Suns sono già in un baratro

Nei mesi passati ci siamo concentrati su alcune franchigie che da anni ormai risiedono sui fondali NBA e non sembrano ancora pronti ad affrontare la risalita. I pezzi di C3S prima sui Kings dell’ex Boogie Cousins e poi sui difficili anni dei Knicks di Phil Jackson poi avevano rubato i riflettori, facendo così calare un cono d’ombra di relativo anonimato sui Phoenix Suns. I fatti di questa settimana hanno dimostrato che anche la squadra dell’Arizona merita la sua parata al contrario. I Suns hanno aperto la stagione con un’imbarcata paurosa da parte dei Portland Trail Blazers: battendoli per 124-76, la squadra dell’Oregon ha fatto registrare il margine di vittoria più alto da sempre in un opener (+48). Dopo le sconfitte maturate anche con Los Angeles Lakers e Los Angeles Clippers, i numeri erano impietosi: zero vittorie e deficit medio di 30.7pts a partita. Queso ha reso inevitabile il licenziamento repentino di coach Earl Watson, che sedeva sulla panchina della squadra dal 2015. Licenziare un coach dopo tre gare dà l’idea di quanto una franchigia possa essere allo sbando: se la fiducia era così limitata, perché non assumere un nuovo coach in estate e dargli un intero training camp per portare in campo la propria filosofia di basket? Al canadese Jay Triano, ex coach dei Raptors, l’ingrato compito di tirare avanti la carretta. I guai della società non risparmiano nemmeno i vari membri del roster. Devin Booker, l’unica stellina del roster, si è schierato contro la scelta della società diSchermata 2017-10-27 alle 04.58.02.png licenziare Watson. Il rookie Josh Jackson, poi, è finito al centro delle polemiche per aver mimato il gesto del grilletto in direzione di un tifoso che gli urlava contro.

Per ultimo, anche Eric Bledsoe deve aver avuto l’impressione che la squadra fosse ormai allo sfascio e con un tweet ha affermato di non voler più stare là. Il giocatore avrebbe provato a giustificare il tweet dicendo che si riferiva al salone di bellezza in cui era in quel momento. Tuttavia, il management non gli ha creduto nemmeno per un istante (embè!) e lo ha messo fuori squadra. Questo peraltro dopo un’offseason in cui l’ex Clippers era stato messo sul mercato ed è stato molto vicino a finire ai Cavs in cambio di Kyrie Irving (che invece dovrebbe baciarsi i gomiti per essere finito a Boston). Data la loro esigenza di un play, Bucks, Knicks e Nuggets osservano interessate da vicino l’evolvere della situazione. Con appena 5 partite in archivio e altre 77 ancora da giocare, Phoenix è riuscita in un amen a cacciare un allenatore, contrariare la propria stella, lasciare impunito un rookie e svalutare il loro unico asset. Uno sguardo al recente passato fa capire che non si tratta solamente di un momento no. Negli ultimi anni, la lista di valutazioni clamorosamente sbagliate dai Suns è davvero imbarazzante. Fa impressione la facilità con cui Phoenix si è disfatta di Isaiah Thomas, Goran Dragic, i gemelli Morris e pure Steve Kerr, pezzi che separatamente stanno facendo le fortune dei rispettivi team. Falliti di anno in anno la rincorsa ai grandi FA, la più grossa operazione in entrata di questi anni è stato l’arrivo di Brandon Knight da Milwaukee. Peccato che, a fronte di un rinnovo di contratto di 5 anni per $70, il giocatore finirà col saltare 159 gare in tre stagioni e mezzo in Arizona. La memoria di Nash e D’Antoni sembra un ricordo lontanissimo.

MVProf

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