Impostori o Realtà?

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È il momento di chiederci se alcune squadre NBA che fin qui hanno sorpreso – in positivo o in negativo – sono quello che sembrano o meno

Con una dozzina di partite giocate in questa stagione NBA appena iniziata, è certamente presto per trarre conclusioni affrettate e pensare che il resto della stagione seguirà le linee guida tracciate fin qui. Tuttavia, al netto di infortuni e calendari più o meno amichevoli, alcune squadre spiccano su tutte per i messaggi contraddittori – se non del tutto – sorprendenti che hanno fornito fino ad ora. Cerchiamo di capire se quanto da queste dimostrato è solo una fase transitoria (impostori) o è una chiara indicazione del loro destino (realtà).

IMPOSTORI

OKLAHOMA CITY THUNDER (4-7)

I Thunder sono degli impostori, ma in senso buono (per loro). La partenza lenta di OKC ha già fatto alzare le prime antenne, ma il giudizio negativo è affrettato, o quantomeno ricco di attenuanti. Alzi la mano chi, dopo i colpi da novanta di questa offseason, avrebbe potuto prevedere che i Thunder sarebbero stati la seconda miglior difesa della lega (97.6 di Defensive Rating), ma appena il 21° attacco (103.2 punti a partita). Al di là di queste aberrazioni statistiche, era prevedibile che i nuovi Big 3 avrebbero avuto bisogno di tempo e spazio per trovare la giusta sintonia. Sia Carmelo Anthony che Paul George hanno reso pubblico il loro appoggio a Russell Westbrook come leader del team, ma finora sembra più un endorsement a parole che nei fatti. Fin qui un maschio alpha non è stato identificato dal gruppo, e così tutti e tre hanno statistiche quasi identiche, come dimostrano i numeri di Russ (19.5ppg con 17.8 tiri a partita), ‘Melo (20.8ppg con 17.4 tiri a partita) e PG13 (19.5ppg con 17.2 tiri a partita). L’ex Knicks e Nuggets sembra quello meno integrato col resto del team, anche perché appare un pesce fuor d’acqua come ala grande. Le quattro sconfitte filate contro i Celtics, i Blazers, (soprattutto) i Kings e i Nuggets sono un segnale d’allarme, ma per ora non grave. Basti pensare che se le quattro vittorie accumulate sono arrivate con un margine di +22.5 punti, le sette sconfitte con uno di -5.8 punti. I Miami Heat del 2010 partirono 9-8 e poi trovarono gli equilibri e, presto o tardi, anche OKC troverà i propri. Delusione? Sì. Trend destinato a proseguire? Assolutamente no.

ORLANDO MAGIC (7-4)

Orlando è una di quelle squadre che in questi anni sembrava sempre sul punto di fare il passo decisivo per affermarsi, ma che poi trovava il modo per autosabotarsi. La partenza dei Magic di quest’anno sembra quella sognata da molti loro tifosi ed è un deciso miglioramento rispetto al 3-6 dell’inizio dello scorso anno, ma il terzo record ad est non è che un’illusione destinata a spegnersi a breve. Va dato atto a Orlando di aver seguito esattamente il piano di battaglia stilato da noi di C3S in fase di presentazione della franchigia per la stagione 2016-17: migliorare difesa e tiro da fuori. Nel 2016-17 Orlando è stata la squadra col secondo peggiore Net Rating, mentre quest’anno è salita al sesto migliore della lega. Ancor più sorprendente il miglioramento nel tiro perimetrale, passando dal tirare di squadra sotto al 33% a percentuali superiori al 40%, passando da penultimi a secondi. Le sette vittorie, pur vantando scalpi eccellenti, sono arrivate contro squadre non trascendentali (Nets e Pelicans) o contro squadre orfane di almeno un giocatore importante (Cleveland senza Thomas, San Antonio senza Kawhi e Knicks senza Porzingis). La schedule fin qui soft è però destinata a farsi molto meno amichevole, con 8 delle prossime 10 partite in trasferta. Fra le squadre sulla strada di Orlando, ostacoli di primo livello come Golden State, Minnesota e Boston. Se le prove eccellenti di Vucevic, Gordon e Fournier rimarranno costanti sul lungo periodo, i Magic avranno comunque una solida chance di postseason. Tuttavia, va considerato che squadre come Heat, Cavs e Bucks, attualmente fuori dalle prime otto, pian piano scaleranno le posizioni e allora starà a Orlando dimostrare la propria forza.

REALTÀ

BOSTON CELTICS (10-2)

Sono passate appena tre settimane dal terribile infortunio occorso a Gordon Hayward nella opening night, che per molti era la croce della neonata stagione di Boston. Dopo il periodo di assestamento durato una gara e mezzo, i Celtics hanno portato avanti una clamorosa striscia di 10 vittorie consecutive che hanno portato la squadra al primo posto NBA. Posizione che hanno i mezzi per mantenere, anche se non sarà facile. E non l’hanno fatto grazie all’attacco, che anzi è fra i peggiori della lega in quanto a media punti per partita e non è nemmeno fra i migliori per efficienza offensiva. Tuttavia, Kyrie Irving è emerso ancora di più come trascinatore della squadra e, dove le sue magie da sole non sono bastate, ha trovato il decisivo supporto di compagni di squadra come Jaylen Brown, Jayson Tatum e addirittura Aron Baynes. Quello che ancor di più stupisce è quanto fatto sul lato difensivo del campo, peraltro dopo essersi separati da specialisti difensivi come Crowder e Bradley. I C’s guidano la lega col miglior Net Rating di 95.6 e questo è il risultato sia di sforzi collettivi che individuali. Sei dei migliori nove giocatori per Defensive Rating vestono la canotta col trifoglio. Sorprende che fra loro si trovi lo stesso Irving, specie dopo una carriera passata con l’etichetta di anello debole sul lato difensivo del campo. Quest’anno l’ex Duke concede 96.9 punti per 100 possessi, ben dieci in meno rispetto ai 106.9 concessi di media in carriera. Kyrie ha preso in mano la squadra e, come aveva promesso, da leader l’ha portata in vetta. Posizione che forse non durerà fino a fine stagione, ma che è tutt’altro che un caso.

DETROIT PISTONS (8-3)

Parliamoci chiaramente: la differenza fra il giudizio dato ai Magic e quello dato ai Pistons – negativo per gli uni e positivo per gli altri – è sottile. Fra le due squadre balla appena una vittoria e in molti campi statistici misurabili numericamente le due squadre sono in un serrato testa a testa. Tuttavia, come team, i Pistons hanno miglior Offensive Rating, Defensive Rating, differenza punti, perdono meno palloni e ne rubano di più. Se Orlando può vantare vittorie di primo piano, Detroit a sua volta ha registrato W strepitose contro Warriors, Clippers e Timberwolves – nei prime due casi in trasferta. Fra i principali artefici c’è sicuramente un Andre Drummond che ha iniziato il suo sesto anno con un piglio nuovo. Il suo miglioramento ai liberi è la parte più evidente, essendo passato dal 39% dello scorso anno al 64% della stagione in corso. Il fatto che questo lo renda meno suscettibile all’hack-a-shaq può fare tutta la differenza del mondo nei finali punto a punto. Inoltre, il centro ha abbracciato un nuovo ruolo, meno focalizzato sull’attacco e più incentrato a renderlo un’ancora difensiva. Questo è confermato dal 96.1 di Def Rat, il secondo migliore dopo il già citato Kyrie, e il primo posto per Defensive Points Saved. A dargli manforte è arrivato Avery Bradley, secondo miglior difensore e secondo miglior marcatore dopo uno scatenato Tobias Harris. Insomma, Detroit non sta facendo nulla di fuori dall’ordinario, semplicemente coach Van Gundy sembra aver cucito addosso alle proprie stelle il loro ruolo ideale. E questo sembra un trend più sostenibile di un Aaron Gordon che tira da tre col .575 o di un Evan Fournier da 20.5 punti a partita. Supponendo che Orlando e Detroit arriveranno ad aprile a giocarsi un solo posto ai playoff, noi mettiamo il nostro dollarone su Mo-town.

GIUDIZIO SOSPESO

CLEVELAND CAVALIERS (5-7)

È passata una decina di giorni da quando avevamo dato conto della partenza ad handicap dei Cavs. Da allora le cose non sono cambiate e questo rimane vero nel bene e nel male. Ora come prima, coach Lue deve essere il primo imputato per non aver ancora trovato il modo di compattare le truppe e puntare all’obiettivo finale già da ora. Cleveland ha perso 6 delle ultime 8 partite e per tre volte in stagione sono usciti sconfitti da una gara casalinga che li vedeva favoriti dai bookmaker in doppia cifra. Tolte le due vittorie con cui Immagine correlatahanno aperto la stagione, i Cavs hanno sempre incassato deficit in tripla cifra e i 114.2 punti subiti a partita sono inaccettabili. Tragico poi il 41% concesso da tre dall’arco agli avversari, ultimissimi in NBA. Essere il quinto attacco della lega non basta, anche perché la dipendenza da LeBron James resta quasi totale. Basti pensare che LBJ ha dovuto segnare 57 punti contro Washington in una partita comunque vinta con le unghie. Tristan “Kardashian” Thompson starà fuori per infortunio un mese e questo è tutt’altro che una brutta notizia. Se poi a JR Smith venisse anche solo un torcicollo, i problemi causati dal suo osceno Def Rat di 121.3 potrebbero essere nascosti sotto al tappeto, almeno per un po’. Non che il 28% dal campo di Dwyane Wade sia tanto meglio. Allora, di fronte a tanti dati fortemente negativi, perché giudizio sospeso? Perché la tanto chiacchierata trade Irving-Thomas ha sostanzialmente privato i Cavs del loro secondo miglior giocatore e ha consegnato un giocatore al momento rotto. L’11° posto momentaneo a est non è certo destinato a restare tale ad aprile e per questo il giudizio resta sospeso. La palude in cui i Cavs si sono arenati è assolutamente vera, ma contingente a situazioni risolvibili quando conterà.

MVProf

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