McMahon e LaVar: due facce della stessa medaglia

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Due figure tanto controverse e polarizzanti condividono numerose – quanto sorprendenti – caratteristiche

Uno è un magnate bianco di 72 anni che da decenni comanda un impero mondiale del wresting, l’altro un 50enne afroamericano della West Coast che fino all’anno scorso nessuno aveva mai sentito nominare. Apparentemente, non hanno nulla in comune. Eppure, eventi recenti hanno fatto luce su come Vince McMahon e LaVar Ball, due personaggi all’apparenza tanto estranei l’uno dall’altro, condividano numerose caratteristiche. La prima dimostrazione deriva dai rispettivi background. Gli “affari di famiglia” dei McMahon sono legati a doppio filo col mondo del wrestling da quattro generazioni, da quando Jesse McMahon nel 1952 fondò la federazione di wrestling oggi nota come WWE. Negli anni, la compagnia è passata di figlio in figlio, fino all’attuale CEO Vincent Kennedy McMahon. Quest’ultimo, che ha poi coinvolto nel business anche i figli Shane e Stephanie, ha il pregio di aver elevato una piccola federazione del nord-est degli Stati Uniti in un incontrastato impero che si estende in ogni angolo del mondo. Dalla fine degli anni ’90, Vince McMahon passò da un semplice ruolo dietro al microfono ad uno di primissimo piano nelle storyline della sua compagnia, attraverso la gimmick del dispotico capo heel Mr. McMahon. Il suo primo intervento diretto in un match è passato alla storia del wrestling come lo Screwjob di Montreal. Nel main event di Survival Series 1997, con una mossa tutt’ora fonte di polemiche, fece perdere il titolo all’idolo canadese Bret “The Hitman” Hart in favore di Shawn Michaels. In seguito, Mr. McMahon iniziò anche a combattere sul ring all’interno di un indimenticabile feud con la leggenda “Stone Cold” Steve Austin e poi negli anni 2000 contro la DX di Triple H ed HBK. Questo suo ruolo di cattivo su tutta la linea è sempre stato funzionale a creare dibattito fra i fan sulla storyline del momento e, nel quadro generale, ad espandere ulteriormente la sua stessa federazione. E questo sebbene ciò richiedesse farsi mettere KO, venire insultato, essere ricoperto di pseudo-escrementi o essere rasato a zero da Donald Trump in persona a Wrestlemania XXIII. La risonanza della creatura dei McMahon Risultati immagini per mcmahon steve austinsi è da tempo estesa ad atleti che hanno calcato altri tipi di ring in carriera, come Muhammad Ali, Mike Tyson e Floyd Mayweather. La WWE si è poi espansa al di fuori del quadrato, producendo film e spettacoli, e lanciando la carriera di uno dei nomi più caldi di Hollywood, Dwayne “The Rock” Johnson.

A esattamente vent’anni di distanza dallo Screwjob di Montreal, un altro personaggio altamente controverso sembra aver attinto a piene mani pagine su pagine della vita di McMahon, al fine di creare una sua controparte del terzo millennio. Stiamo ovviamente parlando di LaVar Ball. Anche per lui, i cavalli di battaglia sono senso di imprenditorialità legato alla famiglia e vocazione del volersi quasi crogiolare nel ruolo di villain per eccellenza, il tutto tenendo a mente il fine ultimo, la crescita del proprio brand con ogni mezzo – pulito o meno. È esattamente un anno fa, gennaio 2017, che il mondo dello sport cominciò a conoscere LaVar. All’inizio era noto solo come “Lonzo’s Dad,” in quanto infatti padre dell’ex giocatore di UCLA e futuro Laker Lonzo Ball. Ora, paradossalmente è Lonzo ad essere noto come LaVar’s son. Le dichiarazione che di mese in mese uscivano dalla bocca di LaVar sono state un susseguirsi di sparate ben oltre la ionosfera. “L’NBA per Lonzo sarà più facile dell’NCAA,” “Lonzo è più forte di Steph Curry e ancora “Ai bei tempi avrei massacrato Michael Jordan in un uno-contro-uno.” Più la dichiarazione era esagerata e più microfoni gli si paravano davanti, pompando a dismisura un ego di proporzioni gargantuesche. La grande copertura mediatica ha contrariato alcuni, ma sedotto molti altri. Specie chi, in un’era contraddistinta dal politically correct, cercava un antieroe che potesse dire quello che voleva senza remore né ripercussioni. Il successo di pubblico di LaVar ha dato ulteriore esposizione alla marca sportiva fondata da lui stesso, Big Baller Brand, da lui valutata – del tutto arbitrariamente – un miliardo di dollari. Oltraggioso è anche il prezzo della prima scarpa messa in commercio, le ZO2 da $495, tantino per un’azienda con un unico atleta a rappresentarla, peraltro al tempo senza ancora un singolo minuto giocato fra i pro. Per non farsi mancare nulla, LaVar è anche stato coinvolto in un incidente diplomatico in Cina e in un battibecco (pure lui) con Trump. Inoltre, la famiglia Ball Risultati immagini per jba lavarè protagonista di un reality show tutto loro in onda su Facebook, “Ball in the Family.” LaVar non è il primo genitore-elicottero nel mondo dello sport, ma in breve ne è diventato il rappresentante per eccellenza.

I due universi di McMahon e LaVar, così simili e colossali, non potevano costeggiarsi per sempre e infatti si sono incontrati il 26 giugno, inevitabilmente su un ring di wrestling. Non poteva esserci habitat naturale migliore per chi come LaVar ama esibirsi con gli atteggiamenti smargiassi e impertinenti tipiche di un heel della WWE con un microfono in mano e circondato da migliaia di ragazzini urlanti. Poco importa – o anche meglio! – che LaVar abbia come al solito esondato, andando palesemente fuori script. Difficile pronosticare se si realizzerà un’ulteriore partnership fra WWE e BBB, ma di sicuro i rispettivi CEO hanno nuovi grandiosi piani che ancora una volta presentano molte analogie. In settimana, McMahon ha annunciato di voler rilanciare nel 2020 la XFL, la lega “alternativa” di football americano. Questa era nata nel 2001 come joint venture fra WWF e NBC, ma i bassi ascolti la fecero durare solo un anno e causarono perdite milionarie. Non vi sono certezze alcune, ma forse la seconda vita della XFL potrebbe conoscere un destino migliore. McMahon sa che la NFL è in un momento di crisi, soffocata da controversie legate all’inno, agli arbitri, ai rating in calo e alle commozioni cerebrali. Il primo caso è certamente quello più sostanzioso e potrebbe portare una fetta di pubblico che già sabota l’NFL a sintonizzarsi per le partite di XFL. Servirsi di una controversia preesistente e sfruttarla per promuovere un prodotto innovativo sono tutte idee venute anche a LaVar. Lo scorso dicembre, Ball Sr. ha fondato la JBA, ovvero la Junior Basketball Association, lega di basket professionistica che vuole inserirsi fra high school e NBA come alternativa al college basket. Noi di C3S avevamo già condotto tempo fa una lunga inchiesta sull’NCAA (Parte 1, Parte 2, Parte 3), che in conclusione suggeriva metodi alternativi per remunerare giocatori, da regolamento obbligati a giocare gratis. Il piano di LaVar è quella di formare 8 team con giocatori pagati dai 3 ai 10mila dollari al mese. Solo gli stipendi di giocatori e allenatori costeranno circa $10M alla BBB, attualmente l’unico sponsor. Tante incertezze circondano ancora XFL e JBA, due leghe sperimentali che sfidano due monopoli mastodontici. Ancora una volta, McMahon e LaVar si trovano davanti a prove enormi in cui partono senza i favori del pronostico. Conoscendoli, sarebbe però sciocco darli sconfitti in partenza.

MVProf

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